lunedì 26 giugno 2023

Conservare le trebbie di birra e come essiccarle

 Ultimamente abbiamo parlato dei modi per riutilizzare le trebbie di birra, ma come si fa a conservare le trebbie di birra al meglio? Ma soprattutto, qual'è il modo migliore per riutilizzarle?



Quando si fa la birra fatta in casa con la tecnica All Grain ci troveremo ad avere a che fare con le trebbie. Se pensate però che le trebbie siano soltanto uno scarto della birrificazione vi conviene ricredervi. Come abbiamo visto nell'articolo precedente, le trebbie sono ricche di proteine e fibre. Ci sono infatti ben 5 valide ragioni per conservare le trebbie, ma per questo vi invito a leggere l'articolo “5 modi per riutilizzare le trebbie di birra”. Se non avete mai provato a fare la birra con la tecnica All Grain… cosa aspettate? 

Come conservare le trebbie di birra in modo corretto


Per conservare le trebbie di birra fatta in casa nel modo corretto è necessario avere dei piccoli accorgimenti verso questo ingrediente. Il primo è sicuramente quello di tenere le trebbie quanto più possibile alla larga da moscerini e insetti vari. Il secondo è quello di utilizzare le trebbie quanto più velocemente possibile. Le trebbie infatti dopo poco iniziano a fermentare. Se utilizzate nella stessa giornata della birrificazione, manterranno quel buon profumo di malto appena cotto, sprigionato anche durante l'ammostamento. Con il passare dei giorni però questo odore muterà, e si potrà percepire a naso l'inizio della fermentazione.


Non appena avremo in mano questo ingrediente possiamo procedere in tre modi:


  • essiccare le trebbie;
  • congelare le trebbie;
  • utilizzare subito le trebbie.


Conservare le trebbie di birra essiccandole


Per essiccare le trebbie di birra in casa senza un essiccatore basterà avere un forno e un po' di pazienza.


Come essiccare le trebbie


  1. Prendi una teglia da forno bassa e foderarala con della carta da forno (possibilmente carta da forno compostabile, così potrai buttarla poi nell'umido).
  2. Cospargi tutta la teglia con le trebbie: non ne mettere troppe perché sennò il procedimento sarà molto più lungo, ma non ne mettere nemmeno poche.
  3. Inforna le trebbie a 80°-100°C (dipende dalla potenza del proprio forno).
  4. Ogni tanto gira le trebbie per far in modo che si essicchino uniformemente e che non si attacchino.
  5. Le trebbie saranno pronte dopo circa 3 ore: ovviamente questo è un tempo indicativo perché dipende dalla potenza del forno, dalla quantità di trebbie nella teglia e da quante volte girerete le trebbie durante l'essiccazione.
  6. Aspetta che si raffreddino e trasferiscile in un barattolo di vetro con tappo in alluminio: dentro questo contenitore si conserveranno a lungo.


Non esiste una vera e propria data di scadenza per le trebbie essiccate, come per i grani o per la farina. Quando non saranno più buone sarà facile capirlo: ci saranno i classici insetti oppure avranno preso l'umido.


La farina di trebbie


Le trebbie essiccate possono essere utilizzate così come sono oppure si possono ridurre in farina. Per ottenere la farina basta semplicemente tritare le trebbie finemente in un mixer oppure con il Bimby. La farina di trebbie si può utilizzare in ambito alimentare per la preparazione di pani, focacce, pizza e dolci. Mettete la farina sempre in un barattolo di vetro, che ne aumenterà il periodo di conservazione.


Congelare le trebbie per conservarle


Le trebbie umide si possono anche congelare. Molti homebrewers su questo punto si dividono. C'è chi dice che si possono congelare senza problemi, altri sostengono che dopo averle congelate non sono più come prima. Come sempre, sta a voi fare una prova e decidere se ne vale la pena. Sicuramente, chi vuole utilizzare le trebbie come mangime per animali, può adottare senza problemi questa soluzione.
L'unico consiglio che posso dare su questo punto è quello di congelare le trebbie già pesate, pensando già a cosa vorrete farci in futuro. In questo modo vi basterà scongelare un singolo barattolo per avere già la dose che vi serve.


Utilizzare subito le trebbie di birra


Le trebbie umide possono essere utilizzate subito per realizzare deliziosi biscotti o torte. Abbiamo già iniziato una rubrica sulle Ricette con le Trebbie, partendo con la ricetta dei Trebbiotti Classici, che vi invito a provare. Quando si utilizzano le trebbie umide occorre utilizzarle in tempi brevi, perché in poco tempo inizieranno a fermentare: è consigliabile non utilizzare le trebbie in fermentazione.


Come riutilizzare quante più trebbie possibili?


È chiaro quindi che le tempistiche sono fondamentali per poter riutilizzare quante più trebbie possibili nel modo corretto. Seguite i nostri consigli per non sprecare nulla!


Come organizzare il lavoro


  1. Terminato lo sparging, mettete da parte le trebbie in un luogo chiuso, lontano appunto dai moscerini. Non copritele perché altrimenti ci metteranno più tempo a raffreddare.
  2. Appena possibile (mentre aspettate che il mosto arrivi alla temperatura della bollitura) mettete una prima parte di trebbie ad essiccare. Questo è un processo lungo perciò avrete tutto il tempo di terminare la vostra cotta e di ripulire tutta l'attrezzatura.
  3. Terminata la birrificazione e anche la prima essiccazione, trasferite le trebbie in un contenitore aperto lasciandole raffreddare. Nelle stesse teglie aggiungete nuove trebbie e ripetete l'essiccazione.
  4. Mentre ripetete per la seconda volta l'essiccazione, le trebbie si saranno ormai raffreddate e potranno essere utilizzate in altri modi. Congelate quindi una parte di trebbie già dosate e pronte all'uso in vari contenitori di vetro. Ovviamente non esagerate, sennò avrete il congelatore invaso solo da trebbie. Il resto delle trebbie mettetelo in frigo per rallentare la fermentazione.
  5. A questo punto utilizzate una parte di trebbie umide per fare i vostri biscotti alle trebbie. Se avete questa fortuna, mentre voi finite di birrificare la vostra compagna potrebbe portarsi avanti con questo punto. In questo modo si potrebbero preparare più impasti diversi e utilizzare un numero maggiore di trebbie.
  6. Continuate con l'essiccazione finché ne avrete voglia.
  7. Nella stessa giornata, o l'indomani presto, portate il resto degli ingredienti ad amici o parenti in possesso di animali o di una compostiera. Se non conoscete nessuno a cui dare le vostre trebbie, il giorno dopo potete effettuare un esame olfattivo: se non è ancora iniziata la fermentazione, potrete continuare ad essiccarle o ad utilizzarle in altre ricette in cucina. Se invece l'odore non vi ispira più, gettate nell'umido il resto delle trebbie, chiudete il sacchetto e mettetelo fuori casa per evitare di avere un invasione di moscerini in cucina.


Guarda il video!




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by Silvia - Birramia

5 modi creativi per riutilizzare le Trebbie di Birra

 L'argomento caldo di questo 2019 è sicuramente il riciclo e il riuso, perciò oggi vogliamo proporvi 5 modi per riutilizzare le trebbie di birra. Il nostro pianeta sta soffrendo, perciò dobbiamo impegnarci a produrre Zero Rifiuti, anche in un ambito apparentemente piccolo come la birrificazione.



Come riutilizzare le trebbie di birra - clicca per vedere il video


Chi fa birra All Grain sa bene di che cosa parlo, ma per tutti gli altri passo a spiegare che cosa sono le trebbie. Quando si fa la birra con tecnica All Grain, il primo passaggio è quello di riscaldare il malto con acqua calda, portandolo a determinate temperature, in questo modo tutti gli zuccheri del malto si solubilizzano nel mosto di birra. La birra però è un liquido, perciò dopo l'ammostamento il mosto di birra va filtrato: la parte solida che resta sono le trebbie, cioè i malti esausti.


Le trebbie sono solo uno scarto?


Dato che le trebbie sono uno scarto della birrificazione nella produzione del mosto, siamo spesso portati a credere che siano soltanto un rifiuto inutile. La realtà però è ben diversa, infatti le trebbie contengono molte sostanze nutritive importanti, come proteine e fibre. Queste sostanze sono in parte non solubili, perciò rimangono all'interno delle trebbie. Inoltre, durante l'ammostamento, l'acqua calda fa in modo che tutti gli zuccheri si disciolgano nel mosto, in questo modo le trebbie sono meno caloriche del semplice orzo. Perciò le trebbie non sono un semplice scarto, ma bensì un ingrediente molto versatile che può essere utilizzato come alimento e non solo.


Andiamo quindi a vedere tutti i modi in cui è possibile riutilizzare le trebbie.


5 modi per riutilizzare le trebbie di birra


1. Utilizzare le trebbie in cucina


Abbiamo detto che le trebbie sono ricche di proteine e soprattutto di fibre, perciò sono un ottimo alimento da integrare alla nostra dieta. Vi sorprenderà sapere che le trebbie si possono utilizzare in un'infinità di ricette, da quelle dolci a quelle salate! Con le trebbie si possono fare biscotti e dolci, pani e focacce, impanature varie e tanto altro. In alcune ricette, come per i biscotti, le trebbie possono essere utilizzate umide, ma possono anche essere essiccate o ridotte in farina. Presto faremo un articolo su “Come conservare le trebbie di birra” e presto apriremo anche una rubrica sulle ricette con le trebbie!


2. Utilizzare le trebbie per i prodotti di bellezza


Le trebbie si possono utilizzare anche per alcuni prodotti di bellezza. Potete utilizzare questo punto come scusa aggiuntiva da dire alle vostre compagne per convincerle a farvi fare la birra in casa!


Usare le trebbie per uno scrub corpo


Le trebbie infatti sono perfette per realizzare degli scrub fatti in casa del tutto naturali. Lo so, probabilmente la maggior parte di voi non sapranno nemmeno che cos'è uno scrub, ma provatelo a chiedere alle vostre compagne o a una qualsiasi ragazza e saprà darvi la risposta! In questo caso con le trebbie essiccate si ottengono degli scrub per il corpo veramente eccezionali!


Usare le trebbie per le saponette


Le trebbie essiccate possono inoltre essere utilizzate per delle fantastiche saponette fai da te. La sensazione ruvida che creano quando si passa la saponetta tra le mani è molto piacevole.


3. Utilizzare le trebbie nella produzione di formaggio


Eh sì, le trebbie essiccate possono essere utilizzate anche nella produzione del formaggio. Aspettate, non avete mai provato a fare il formaggio in casa?
Chi ama i formaggi conoscerà sicuramente quelli in crosta affinati con la paglia. Ebbene oltre alla paglia, il formaggio stagionato si può affinare anche con le trebbie essiccate. Quindi anche questo è un esperimento sicuramente da provare!


4. Utilizzare le trebbie come mangime per animali


Se avete una fattoria o avete amici o parenti che ne hanno una, questa è la soluzione perfetta per voi. Quando facciamo birra infatti, le trebbie di scarto sono tante, perciò la soluzione migliore è quella di utilizzarle come cibo per animali. Sono perfette da integrare nella dieta di animali da fattoria come mucche, maiali, pecore, galline o cavalli.


Come far mangiare le trebbie agli animali


Questi animali inizialmente saranno un po' restii a cambiare la propria dieta, perché le trebbie umide hanno un sapore particolare. Chi ha già utilizzato le trebbie come mangime per animali consiglia di introdurlo pian piano nella dieta della propria fattoria. Questo vuol dire che all'inizio è consigliabile mescolarle ad altro mangime, aumentando di settimana in settimana la percentuale di trebbie rispetto al resto. Quando gli animali si saranno abituati al nuovo sapore, potrete sostituire il normale mangime con le trebbie.
Devo darvi però un'avvertenza molto importante. Le trebbie umide dopo poco inizieranno a fermentare, perciò se non volete vedere i vostri animali un po' brilli, è importante utilizzarle in tempi brevi, a meno che non decidiate di essiccarle.


5. Utilizzare le trebbie per il compost


Abbiamo detto che le trebbie sono tante, perciò per riutilizzarle tutte l'altro modo più utilizzato è quello compostarle. Il compost è un tipo di terriccio prodotto dalla decomposizione e dall'umidificazione di materiale organico, ad opera di microorganismi. Si tratta quindi di un terriccio particolarmente fertile, perchè ricco di sostanze nutritive. Per fare il compost serve una compostiera. Sicuramente questo non è uno strumento che hanno tutti in casa, perciò in questo caso potete informarvi se qualcuno nelle vicinanze ne possiede una. Sicuramente le vostre trebbie saranno molto gradite!


Come usare le trebbie come fertilizzante


Le trebbie nel compost vanno trattate come materiale verde, perciò quando si vanno a compostare, vanno integrate con del secco (materiale marrone) in rapporto 2:1.
Se però avete un giardino e volete comunque provare a utilizzare le trebbie per fertilizzare le vostre piante, allora ecco un consiglio. Prendete un vaso bello capiente e riempitelo per 1/3 di terra, riempite un altro terzo con le trebbie e infine coprite il tutto nuovamente con la terra. Nel giro di 3 mesi avrete il vostro terriccio alle trebbie personale. Utilizzatelo per fertilizzare tutte le vostre piante!


Dove buttare le trebbie di birra?


Nel caso in cui non riusciate ad utilizzare tutte le vostre trebbie, allora vi toccherà buttarle. Se però volete aiutare il nostro bel pianeta Terra, ricordatevi di buttare sempre ogni cosa nel bidone giusto. Le trebbie, come abbiamo visto, sono un materiale compostabile e perciò vanno buttate nell'umido. Tutto ciò che gettate nel secchio dell'umido infatti verrà compostato per avere nuova vita sotto forma di terriccio. Quindi anche se non le riutilizzate voi personalmente, gettare le trebbie nel giusto contenitore della raccolta differenziata farà in modo che non vadano sprecate.






by Silvia - Birramia

Ricetta biscotti con le trebbie: Trebbiotti Classici

I Trebbiotti sono semplici biscotti di pasta frolla arricchiti con l'aggiunta delle trebbie di birra. Buoni, leggeri, croccanti e ricchi di fibre, i Trebbiotti Classici sono adatti per qualsiasi momento della giornata: a colazione, a merenda e come spuntino ad ogni ora. Le trebbie infatti non sono soltanto uno scarto della birrificazione, ma possono essere un ingrediente eccezionale per diverse ricette. Per approfondire questo argomento però vi rimando all'articolo “5 modi per riutilizzare le trebbie di birra”.



Ovviamente gli unici che possono fare in casa i biscotti con le trebbie sono coloro che fanno la birra con la tecnica All Grain. Non sapevi che fare la birra in casa è possibile? Allora guarda il nostro video, dove spieghiamo tutti i modi per fare la birra in casa! Se sei alle prime armi però ti consigliamo di iniziare con la tecnica più semplice di tutte, quella dei malti preparati,


Ricetta biscotti con le trebbie


In questa ricetta per biscotti con le trebbie vi proponiamo dei Trebbiotti Classici, cioè senza troppe aggiunte. Infatti il maggior fascino dei trebbiotti è che prenderanno un po' delle caratteristiche della birra fatta in casa: come il malto influenza il gusto della birra, le trebbie influenzeranno il sapore dei biscotti.
Questa ricetta ci è stata gentilmente offerta dagli amici di Castelnuovo's Crazy Beer. 


Ingredienti per 50/60 biscotti


  • 250 g di farina tipo 0
  • 100 g di zucchero
  • 100 g di burro a temperatura ambiente
  • 1 pizzico di sale
  • 100 g di trebbie di birra umide
  • 1 uovo intero a temperatura ambiente
  • ½ bustina di lievito vanigliato


Procedimento


  1. Preparare tutti gli ingredienti.
  2. In una ciotola aggiungere farina, zucchero, un pizzico di sale e il lievito.
  3. Mescolare tutti gli ingredienti solidi con una forchetta.
  4. Aggiungere le trebbie, l'uovo e il burro ammorbidito a tocchetti.
  5. Impastare tutti gli ingredienti con le mani finché l'impasto non sarà omogeneo e compatto.
  6. Lasciar riposare l'impasto in frigo per mezz'ora.
  7. Infarinare il piano di lavoro e posizionarvi sopra l'impasto, cospargendolo a sua volta con un po' di farina.
  8. Stendere l'impasto con il mattarello.
  9. Formare i biscotti con gli stampini tagliabiscotti della forma preferita.
  10. Disporre i biscotti sulla teglia.
  11. Infornare i boscotti a forno statico già caldo a 180° per 15 minuti (il tempo varia in base alla potenza del forno).
  12. Sfornare i biscotti e decorarli – a piacere - con zucchero a velo.


Conservazione dei biscotti con le trebbie


I Trebbiotti Classici vanno conservati in un contenitore chiuso, preferibilmente di vetro. In questo modo si conserveranno per più giorni.


by Silvia - Birramia

Durezza acqua di birrificazione: modifiche secondo lo stile

 Quando facciamo birra All Grain, l'argomento più complesso è sicuramente la modifica della durezza acqua di birrificazione in base allo stile di birra. La prima cosa però che c'è da sapere è che il pH del mosto e la durezza dell'acqua influiscono sul profilo organolettico della birra soltanto in due fasi della produzione della birra: durante l'ammostamento e lo sparging. Perciò questo articolo è dedicato unicamente a coloro che fanno birra con la tecnica All Grain. Chi fa birra con i malti preparati e il metodo E+G deve preoccuparsi unicamente di avere una acqua potabile e priva di calcare.



Cos'è il pH?


Il pH è una scala di misura che va da 0 a 14 e serve a capire se siamo in presenza di un'acqua basica (verso il 14) o di un'acqua acida (verso lo 0). Nell'acqua sono presenti più o meno sali minerali disciolti ed è proprio la tipologia di questi sali ad influenzare questi valori. L'acqua distillata è priva di sali minerali, perciò è un acqua neutra e il suo valore di pH è di 7. Per quanto riguarda la birra artigianale ad interessarci non è il valore di pH dell'acqua, ma quello del mosto. Durante l'ammostamento il valore del pH dovrebbe rimanere intorno a 5,1-5,8. Durante lo sparging non dovrebbe salire sopra i 5,7 per evitare difetti di astringenza nella birra finita.


Come si misura il ph dell'acqua?


La determinazione del pH è fondamentale per capire il modo in cui intervenire per modificare la durezza dell'acqua della birra. Per farlo è necessario un misuratore ph acqua. Si possono utilizzare le semplici ed economiche cartine tornasole indicatrici di pH usa e getta, oppure uno strumento più professionale chiamato Phmetro, spesso scritto erroneamente all'italiana "piaccametro per alimenti". Per questo strumento sono disponibili diversi modelli. In ogni caso sarà necessario effettuare una taratura del phmetro, .

Durezza acqua di birrificazione: cos'è?


La durezza dell'acqua invece è proprio la concentrazione dei sali minerali disciolti, espressi in gradi francesi (°f) o in parti per milione (ppm). Sono quei valori di magnesio, calcio, sodio etc. che si trovano su ogni etichetta di acqua minerale in bottiglia. Abbiamo parlato in modo approfondito dei vari sali minerali disciolti nell'articolo "L'acqua, l'ingrediente più sottovalutato dagli homebrewers". Un test durezza acqua si può fare con un'altro strumento professionale: il kit durezza dell'acqua. Nel kit è compreso un manuale d'uso.


Come modificare la durezza acqua di birrificazione


Durante l'ammostamento i malti discioglieranno sostanze nell'acqua, creando nuovi legami, facendo in modo che pH dell'acqua venga modificato. Si può intervenire sia nel caso di un ph troppo alto, sia nel caso contrario. Esistono dei prodotti che non vanno a modificare il sapore della birra, mentre altri prodotti apportano un contributo al profilo organolettico della birra finita. Perciò in base al prodotto utilizzato si potranno produrre birre differenti. Andiamo quindi a vederli tutti.


PH alto: come modificare la durezza dell'acqua per abbassarlo


Nel 95% dei casi il problema sarà quello di un pH alto, perciò si dovrà intervenire per abbassarlo. Ecco tutti i prodotti utili per tale scopo:


  • Acido citrico: ottimo per un rapido intervento di correzione del pH a seguito di una lettura con phmetro. Abbassa il pH senza apportare modifiche a sapore e corpo della birra. Si può utilizzare senza problemi sia in fase di ammostamento, sia durante lo sparging.
  • Acido lattico: anche questo prodotto permette di abbassare il pH durante ammostamento e sparging. L'acido lattico però è consigliato in piccole quantità, quindi con mosti in cui basta poco per portare il pH al giusto livello. Dosi elevate potrebbero influire sul sapore della birra con un gusto simile a quello dello yogurt. Questo tipo di aroma però può essere molto apprezzato in alcuni stili di birra come le Special Stout, le Milk IPA etc.
  • Solfato di calcio (Gypsum): si tratta di un sale di calcio dell'acido solforico. L'aggiunta di questo sale comporta appunto l'introduzione di calcio o solfato. Entrambi questi elementi abbassano il pH del mosto. Il calcio è ottimo durante l'ammostamento perché si lega con le molecole del mosto favorendo il lavoro degli enzimi. I legami che crea durante il mashing aiutano inoltre nelle fasi successive della birrificazione, per favorire la precipitazione dei residui durante il whirlpool e la fermentazione. Infine il calcio aumenta la sensazione al palato della birra, rendendola più vellutata. Il solfato invece, quando è in maggior concentrazione rispetto al cloruro, tende ad aumentare la percezione dell'amaro, esaltando la componente luppolata della birra. Per questo il solfato di calcio è ottimo a piccole dosi durante l'ammostamento per abbassare il pH e modificare l'acqua in birre ambrate o scure, dove l'amaro è predominante rispetto alla percezione della dolcezza. Aggiunto durante lo sparging abbasserà semplicemente il pH senza ulteriori modifiche al gusto della birra.
  • Cloruro di calcio: si tratta del sale di calcio dell'acido clorico. Come per il solfato di calcio, l'aggiunta di questo sale favorirà il lavoro degli enzimi, la precipitazione dei residui e il corpo della birra. Maggiori concentrazioni di cloruro rispetto ai solfati però tenderanno ad esaltare la parte dolce e maltata della birra. Il cloruro di calcio perciò è perfetto per tutti quegli stili di birra dolci o fruttati, come birre Belghe, birre di frumento, Helles etc. Come per il solfato di calcio, la sua aggiunta è significativa soltanto durante l'ammostamento. Durante lo sparging infatti abbasserà unicamente il pH senza apportare nessuna aggiunta al profilo organolettico della birra.
  • Solfato di magnesio: è il sale di magnesio dell'acido solforico. Il magnesio aiuta ad abbassare il pH, ma la sua efficacia è inferiore rispetto al calcio. È ottimo però nel caso in cui occorra abbassare di poco il pH. Unito al solfato tenderà ad accentuare in modo particolare l'amaro del luppolo. Eccessive quantità però potrebbero creare un difetto di astringenza. Perciò, se utilizzato con moderazione, è l'aggiunta perfetta per tutte le birre chiare e amare, come Pilsner, IPA, APA.


PH acido: come alzarlo per raggiungere il pH ottimale


I casi in cui è necessario alzare il pH del mosto sono estremamente rari. Questo perché tendenzialmente solo i malti scuri abbassano notevolmente il pH birra. Generalmente però i malti scuri vengono utilizzati in piccole percentuali rispetto a quelli chiari. Soltanto in rarissimi casi in cui una ricetta preveda l'impiego di grosse quantità di malti scuri, allora potrebbe essere necessario alzare leggermente il valore del pH. Per farlo si utilizzano i bicarbonati.


Il modo più facile e alla portata di tutti è quello di aggiungerli sotto forma di bicarbonato di sodio. Si tratta del sale di sodio dell'acido carbonico. Questo però vuol dire che oltre al bicarbonato verrà anche aggiunto il sodio. Questa aggiunta va gestita con molta moderazione perchè quantità troppo eccessive potrebbero rendere la birra "salata" creare il difetto gustativo astringente. Perciò il bicarbonato di sodio va utilizzato soltanto in piccolissime quantità.


Quanto prodotto aggiungere alla birra?


Qui arriva la parte più difficile e quella da veri esperti della birrificazione e della degustazione. Non esiste una regola standard per la modifica della durezza acqua di birrificazione. Ogni acqua è diversa e ogni malto utilizzato crea situazioni differenti. Perciò ci si può rivolgere a un esperto chimico, oppure più semplicemente si può procedere per tentativi. La durezza e il pH inoltre affinano semplicemente quello che è il sapore finale della birra. Perciò ci sono due requisiti da soddisfare:


  • sperimentazione: occorre produrre più volte la stessa ricetta, modificando di volta in volta le quantità aggiunte di sali minerali, fino ad arrivare ad un risultato che ci soddisfi;
  • degustazione: occorre essere abili nella degustazione della birra e capire di volta in volta le piccole sfaccettature diverse nel bicchiere.


Con l'esperienza diventerete sempre più bravi e potrete fregiarvi veramente del titolo di mastri birrai.



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Tipi di birra - Quanti sono e come riconoscere gli stili di birra

 Nel mondo esistono tantissimi tipi di birra artigianale, alcuni simili, altri molto diversi tra loro. In Italia però la cultura della birra è ancora agli inizi, perciò in molti la dividono semplicemente in birra chiara, birra rossa e birra scura. Il colore in realtà non ci da molte indicazioni reali. Prendiamo per esempio la birra chiara, cioè quella più bevuta nel nostro paese. Vi siete mai accorti che quando andate in pizzeria e ordinate una bionda, a volte vi arriva una birra dolce e altre volte vi arriva una birra amara? Eppure hanno lo stesso colore. La stessa cosa ovviamente vale per le birre ambrate e per le birre nere. Perciò come capire le differenze tra i vari tipi di birre artigianali? Semplice, leggete questo articolo fino in fondo e gli stili brassicoli non avranno più segreti per voi.



Quanti tipi di birra esistono?


Al mondo esistono un'infinità di stili e sottostili di birra differenti. Infatti la birra è una bevanda antichissima che si è sviluppata in diversi paesi. Ogni paese aveva e ha tutt'ora le sue tecniche di produzione della birra, i suoi igredienti e perfino la sua acqua tipica. In passato perciò non esisteva molto il concetto di stile, perchè ovunque uno andasse trovava una birra diversa. Inoltre era assai difficile anche per uno stesso birrificio riprodurre fedelmente la sua birra. Questo perchè in passato non si conoscevano i processi dietro la fermentazione e nemmeno l'esistenza dei lieviti, fondamentali per dare letteralmente "vita" alla birra.


Quando nascono gli stili di birra?


Dividere i vari tipi di birra in categorie è cosa recente ed è nata per poter dare un ordine a questo infinito mare di birra. Tutto il lavoro attuale affonda le sue origini nel lavoro svolto nel 1977 dallo scrittore inglese Michael Jackson, con il suo libro "The World Guide To Beer" (la guida mondiale della birra). Da allora sono stati pubblicati diversi manuali e guide. Ma perchè oggi c'è tutta questa necessità di definire per filo e per segno cosa caratterizza uno stile da un'altro? Principalmente per poter permettere ai giudici dei concorsi birrari di fare il proprio lavoro nel modo corretto. Non si può infatti giudicare allo stesso modo due birre che sono completamente opposte. Servono quindi delle linee guida, anche per tutti coloro che vorranno partecipare alla competizione. Esistono diversi concorsi birrai, sia per i birrifici artigianali, sia per gli homebrewers (birrai casalinghi).



Come dividere i vari tipi di birra




Alla luce di tutto ciò, esiste veramente un modo in cui possiamo dividere la birra per capirci qualcosa? In realtà esistono diversi modi per raggruppare i vari stili di birra fra loro per iniziare a comprendere qualcosa di più sul mondo brassicolo. Si prende in considerazione il tipo di fermentazione, il paese di origine, l'ingrediente prevalente e anche il colore della birra.


Classificazione per tipi di fermentazione birra


Il metodo più utilizzato per raggruppare i vari stili di birra è quello dei tipi di fermentazione. La fermentazione viene avviata dai lieviti, perciò in questo tipo di classificazione andremo a vedere la famiglia di appartenenza dei lieviti. Essendo il modo più semplice e immediato di classificare la craft beer, abbiamo realizzato un'articolo appostito: "Birra ad alta fermentazione, a bassa fermentazione e a fermentazione spontanea".


Lager - Birre bassa fermentazione


La birra a bassa fermentazione prende il nome di Lager. In questa categoria rientrano tutte le birre che fermentano a temperature basse. Il tipo di lievito utilizzato - e di conseguenza anche il tipo di fermentazione - è molto pulito e neutro. Questo vuol dire che il lievito apporterà ben poco all'aroma e al sapore finale della birra, esaltando invece i malti e/o i luppoli scelti. Le birre a bassa fermentazione più famose sono le birre chiare, come le Pilsner e le Helles. Tuttavia esistono anche diversi stili di birra ambrata o scura anche in questa categoria, come le Marzen e le Bock.


Ale - Birra a alta fermentazione


Le birre ad alta fermentazione sono chiamate Ale. Il lievito utilizzato per la produzione di queste birre fermenta a temperature più alte. In questo caso perciò il lievito inizia a influire sull'aroma e il sapore della birra finale. Esistono infatti molti lieviti specifici e caratteristici, che aggiungono note particolari alla birra. Per esempio il lievito Weizen aggiunge note di banana e chiodi di garofano alla birra omonima. Il mondo delle Ale è quindi incredibilmente vasto e vario. Perciò in questo caso, per comprenderci qualcosa in più è necessario scavare più affondo per inquadrare meglio ogni stile.


Birre acide - birra a fermentazione spontanea


Le birre a fermentazione spontanea (sour beer) sono quelle birre prodotte senza lievito. Si lascia la birra in enormi vasche, direttamente a contatto con l'ossigeno. In questo modo tutti i lieviti selvaggi e i batteri presenti nell'aria e sull'attrezzatura possono "contaminare" la birra e far avviare la fermentazione. Ovviamente questi batteri non sono pericolosi. I batteri infatti sono sempre stati alleati nell'uomo in diverse produzioni artigianali di diversi fermentati, come per la fermentazione di formaggio, yogurt, pane e tanto altro. Nel caso della birra i risultati possono essere molto diversi e particolari. Sicuramente non sono birre adatte a tutti, ma sono tipologie di birre molto di nicchia.


Classificazione birre per paese di origine


Come abbiamo detto all'inizio, la birra viene molto influenzata dalle tecniche utilizzate e dai prodotti impiegati. Possiamo quindi dividere la birra per paese di origine.


Tecniche di produzione


Esistono diversi modi per fare la birra artigianale. Alcuni prevedono di far fermentare la birra in contenitori chiusi, altre in contenitori aperti (come le Pilsner Ceche). C'è chi fa un singolo step di ammostamento (come le English Ale), chi ne fa diversi. C'è chi lascia la birra al freddo per renderla più limpida (come le Lager Tedesche), chi invece la infusta e serve direttamente. Insomma ci sono tantissimi modi differenti per fare la birra e sono molto legate al paese di origine. Le tecniche infatti sono state tramandate di generazione in generazione e perciò sono rimaste radicate in luoghi specifici.


Ingredienti utilizzati


In base al luogo di origine, una birra può avere diversi tipi di ingredienti. Sappiamo infatti che la birra viene prodotta con 4 ingredienti principali: acqua, malto d'orzo, luppolo e lievito. Questi quattro ingredienti furono stabiliti e regolamentati dall'editto della purezza promulgato da Guglielmo IV di Baviera nel 1516 per la Baviera. In seguito il decreto di estese in tutta la Germania. L'editto prevedeva che la birra doveva essere prodotta solamente con questi 4 ingredienti, perciò in Germania per esempio si troveranno birre "pure", cioè senza nessuna aggiunta (salvo rare eccezioni). Nel vicino Belgio però questo editto non aveva valore, perciò oltre al luppolo si utilizzavano diverse erbe e spezie, come le aggiunte di coriandolo e arancia amara per le Witbier. Perciò il Paese influenza anche la tipologia di ingredienti utilizzati.


Terreno, clima e acqua


Ad influenzare ulteriormente la birra finale prodotta in un determinato paese è anche il tipo di terreno, di clima e di acqua presenti. Tutto ciò influenza infatti proprio il tipo di ingredienti prodotti. Questa differenza la notiamo principalmente nei luppoli. In base al luogo in cui crescono avranno delle caratteristiche molto diverse tra loro. Prendiamo per esempio i luppoli tedeschi: essi hanno un profilo principalmente floreale. Il luppolo americano invece possiede un profilo molto più agrumato e fruttato. Oggi possiamo reperire senza problemi qualsiasi tipo di ingrediente proveniente da ogni parte del mondo. Questo ci permette di replicare in ogni momento un tipo di birra specifico di un Paese.


Classificazione birre per l'ingrediente prevalente


Nonostante la divisione in paesi e per tipi di fermentazione, la birra si può anche suddividere in base all'ingrediente prevalente. Cosa significa? Gli ingredienti che influenzano il profumo, l'aroma e il sapore della birra sono tre: luppolo, malto e lievito. In ogni tipologia di birra stile di birra ci sarà la prevalenza di uno o di un altro, oppure un mix bilanciato dei tre. Ecco quindi che possiamo dividere ulteriormente le tipologie di birra.


Birra amara


Nelle birre amare l'ingrediente principale è il luppolo. Nella birra luppolata, l'amaro del luppolo è una componente molto importate della birra e sempre presente. In certi casi però si tende ad esaltarla. Stili caratteristici sono le birre IPA (India Pale Ale) o la birra Bitter (il nome significa letteralmente "amaro"). Oltre all'amaro, queste birre generalmente hanno anche un bel profilo aromatico di luppolo.


Birre dolci


Le birre dolci hanno come ingrediente base il malto. Il malto infatti conferisce alla birre note caramellate e dona dolcezza. Questa dolcezza viene bilanciata dall'amaro del luppolo. A volte però può essere predominante rispetto a quest'ultimo. Con l'utilizzo di malti speciali inoltre si può dare alla birra anche note di pane, biscotto e caramella mou. Il lievito utilizzato in questo tipo di birra è generalmente neutro.


Birre con esteri e fenoli


Il lievito Ale può generare una serie di sottoprodotti durante la fermentazione. Parliamo di esteri e fenoli. I primi sono responsabili di sapori fruttati, i secondi invece di sapori speziati. In base al tipo di lievito utilizzato si avranno però note di frutta e spezie differenti. Si tratta perciò di birre dove il lievito è generalmente il protagonista, come negli stili di birra belga. Un esempio sono infatti le Belgian Ale e le birre d'abbazia (ispirate alla birra trappista), come le Dubbel o le Tripel.


Birre acide


Le birre acide sono molto particolari. Abbiamo già visto che le birre acide sono quelle prodotte con lieviti selvaggi e batteri, perciò si tratta di birre a fermentazione spontanea. Questo forte aroma acido spesso sfocia in note che ricordano l'aceto di mele o addirittura aromi descritti come pollaio, stalla, caprino. Come già detto prima, si tratta proprio di birre di nicchia. Lo stile per eccellenza è il Lambic, ma esistono anche stili più "equilibrati", come le Berliner Weisse o le Oud Bruin. Le note acidule però non sono strettamente legate alla fermentazione spontanea. Lievi note acidule infatti possono essere conferite anche da altri ingredienti, come dal malto di frumento.


Birre speciali


Esistono diverse birre caratterizzate dall'aggiunta di ingredienti extra, che non possono essere quindi comparate agli stili classici. In questi casi si parla di birre speciali. In questa categoria troviamo per esempio le birre alla frutta. Il sapore verrà quindi molto influenzato dal frutto scelto, ma non solo. Alcuni frutti presentano una naturale carica batterica difficile da togliere (come lamponi e more). Questi frutti vengono quindi sfruttati per la produzione di birre acide alla frutta. Altri ingredienti extra sono le spezie o le scorze di agrumi. Quando vengono aggiunte in quantità tali da influire notevolmente sul sapore finale, rientrano nelle birre speciali. Le birre speziate speciali più famore sono le Winter Beer, tra cui la più nota è la Christmas Beer o Christmas Ale. Si tratta di una birra di natale, perciò caratterizzata da tutte le spezie utilizzate nei dolci natalizi. Un'altro tipo di birra molto particolare è la birra affumicata, prodotta utilizzando malti affumicati. Un'esempio è la Rauchbier, uno stile di birra a bassa fermentazione che ricorda proprio il sapore della pancetta affumicata.


Classifica stili birra per colore


Lo so, all'inizio ho detto che non si può dividere la birra semplicemente in base al colore. Però il colore può dare qualche riferimento in più. Il colore della birra è influenzato dal tipo di malto utilizzato, o per meglio dire dal tipo di tostatura che ha quel malto.


Birra bionda


Le birre chiare sono fatte con malti poco tostati. Questi malti generalmente sono in prevalenza malti base, come il malto Pils nella produzione della birra Pilsner o il Weizen nella produzione di birre Weizen. Questi malti sono molto delicati, infatti conferiscono semplicemente note caramellate alla birra.


Birra rossa o birra ambrata


Il malto utilizzato per le birre rosse è leggermente o mediamente tostato. Questo ingrediente conferisce un bel colore ramato o ambrato alla birra. Le birre prodotte con questo tipo di malti in grani inoltre possono presentare diversi sapori tipici, come note di biscotto, di pane o fetta di pane tostata, oppure di toffee (simile alla caramella mou). Esempi di birre ambrate sono le Irish Red Ale o le English Bitter. Il colore rosso però può essere dato anche dall'aggiunta di frutta a pasta rossa, come lamponi o ciliegie.


Birra scura


Le birre scure sono prodotte utilizzando piccole percentuali di malti scuri. Il malto in grani scuro è un malto molto tostato. Con l'utilizzo di malti molto tostati si ottengono birre dai sapori appunto tostati. Fanno parte di questa fascia di sapori le note di cioccolato, cacao amaro, liquirizia e caffè. I malti tostati sono malti molto scuri, perciò le birre con queste note saranno di conseguenza delle birre scure, dal colore che va dal marrone al nero. Un tipo di birra scura molto famoso è la birra Stout (birra scura irlandese tipo la Guinness), ma altrettanto note sono le Porter, entrambi stili ad alta fermentazione. Un altra birra nera con un profilo simile è la Schwarzbier, che però è una birra a barra fermentazione.


Come capire che tipo di birra stiamo bevendo?


Per capire al volo che tipo di birra stiamo bevendo ci vuole un po' di conoscenza teorica, ma anche pratica, cioè di assaggi. Sicuramente può essere utile conoscere ogni singolo stile di birra, però si può ricavare molto anche da una semplice analisi dello stile.


Come analizzare uno stile di birra


Prendiamo come esempio uno degli stili più conosciuti al mondo: le Weizen. Chi conosce vagamente questo stile sa che si tratta di un tipo di birra ad alta fermentazione. Il lievito in questo stile infatti influenza molto la birra, donandole aromi specifici. Il nome ci suggerisce due cose: è una birra tedesca ed è una birra di frumento (Weizen tradotto in italiano significa frumento). Si tratta però anche di una birra prevalentemente dolce. Abbiamo quindi una birra ad alta fermentazione, tedesca e dolce. Tutto ciò si traduce in una birra non troppo alcolica, beverina, caratterizzata prevalentemente dalla dolcezza conferita dal malto d'orzo e dalle note di banana date dal lievito. Questa dolcezza però viene bilanciata da un amaro molto delicato, che serve solo da sostegno, dalle note acidule del frumento e da quelle speziate (chiodi di garofano) del luppolo.


Come produrre un particolare stile di birra


Capire che tipo di birra abbiamo di fronte e raggrupparlo nelle giuste categorie ci da delle informazioni importati sugli ingredienti da utilizzare per la produzione. Se siete birrai casalinghi infatti potreste voler replicare un qualsiasi tipo di birra. Ecco perciò che questa analisi diventa fondamentale. Prendiamo sempre l'esempio della Weizen, per capire quali ingredienti utilizzare e come utilizzarli:


  • Malto: sicuramente il malto Weizen (di frumento). Questo malto però si può usare solo fino al 50%, perciò dovremo utilizzare un altro malto base chiaro, cioè il Pilsner. Il malto Pilsner però è molto proteico. Questo ci suggerisce già che dovremo effettuare uno step di ammostamento dedicato a questo malto, cioè il Protein Rest.
  • Luppolo: per produrre una Weisse classica ci vorranno dei luppoli tedeschi. L'amaro non è molto pronunciato e l'aroma del luppolo è quasi assente. Dovremo perciò utilizzare poco luppolo e concentrato sui primi 30 minuti della bollitura.
  • Lievito: il lievito da utilizzare è sicuramente ad alta fermentazione. Tuttavia le note di banana e chiodi di garofano di questo stile sono molto caratteristiche. Esiste infatti un ceppo di lievito specifico per Weizen, in grado di sprigionare proprio queste note aromatiche.


Adesso il bicchiere che vi ritroverete davanti non sarà più un semplice bicchiere di birra chiara, rossa o scura. Potrete quindi ordinare effettivamente un tipo di birra che vi piace davvero! Oppure potrete decidere di fare la birra a casa con il nostro kit di fermentazione. In ogni caso, buona birra!




Immagine creata da Freepik

Torta alla birra scura e cioccolato con crema al mascarpone

 Oggi è la giornata mondiale delle torte e in quest'occasione speciale abbiamo deciso di condividere con voi la nostra speciale ricetta della torta alla birra scura e cioccolato. Se non sapete come passare il tempo mentre la vostra birra fatta in casa è nel fermentatore, prendete in mano le fruste e seguiteci in questa nuova avventura.


Birra in cucina


Non credete che possano esistere dolci alla birra? Beh, dovrete ricredervi perchè questa ricetta esiste, ma soprattutto è buonissima. La birra può essere infatti utilizzata anche in cucina e nella pasticceria, con risultati sorprendenti. L'importante è abbinare il giusto tipo di birra a una determinata pietanza. Nel caso di una torta al cioccolato possiamo quindi abbinare alla perfezione una birra con pronunciate note tostate. Questo tipo di birra infatti ricorda il caffè e il cioccolato nel suo sapore. L'abbinamento è pressochè perfetto, inoltre la birra conferirà alla torta un leggero e piacevole amarognolo iniziale.


Che tipo di birra utilizzare?


Questa ricetta è tratta da una famosa torta irlandese alla birra scura: la torta Guinness. Per questo la birra Stout è l'ingrediente perfetto. Quando si parla però di birra al cioccolato e caffè, possiamo optare anche per altri stili, come Porter o Schwarzbier. Diciamo che vanno bene tutti gli stili di birra scura con accentuate note tostate. Ovviamente più amara è la birra, più amaro sarà il dolce.



Torta alla birra scura e cioccolato


Ricetta per sfornare un dolce alla birra e al cioccolato, facile e incredibilmente gustoso, adatto per piccole e grandi occasioni!

Ingredienti per la base:

  • 230 g burro (a temperatura ambiente)
  • 350 g zucchero di canna
  • 3 uova
  • 230 g farina tipo "0"
  • 1 bustina lievito per dolci ((16 g))
  • 75 g cacao amaro in polvere
  • 1 bustina vanillina
  • 300 ml birra scura ((tipo Stout, Porter, Schwarzbier))

Ingredienti per la crema:

  • 250 g panna da montare non zuccherata ((meglio fresca))
  • 250 g mascarpone
  • 100 g zucchero a velo vanigliato

Come preparare la base della torta alla birra:

  1. In una ciotolare versare il burro ammorbidito e lo zucchero di canna. Iniziare a lavorare con le fruste elettriche per diversi minuti, fino ad ottenere una crema omogenea.

  2. Con le fruste accese, aggiungere un uovo alla volta, incorporandolo bene al composto prima di aggiungere al successivo.

  3. In un altra ciotola setacciare la farina, il lievito, il cacao e aggiungere anche la vanillina. Mescolare quindi gli ingredienti secchi per renderli uniformi.

  4. Aggiungerli a questo punto al composto di burro, zucchero e uova. Azionare le fruste prima a bassa velocità, per non far volare via le polveri. Aumentare poi man mano la velocità, fino ad ottenere un preparato omogeneo.

  5. Aggiungere infine anche la birra e mescolare nuovamente.

  6. Versare l'impasto ottenuto in una teglia tonda dal diametro di 22 cm, foderata con carta da forno.

    Infornare a 180° in forno preriscaldato per circa 1 ora. Attenzione: ogni forno è diverso, perciò controllate la cottura. Non vi preoccupate se la superficie si crepa, è normale. Se non vi piace l'effetto, potete sempre tagliare via la crosta che si sarà formata.

Come preparare la crema al mascarpone:

  1. In una ciotola versare la panna liquida ben fredda. Per farla montare bene deve essere stata in frigorifero per almeno 6 ore. Montatela molto bene, finchè non si muoverà più.

  2. A questo punto setacciare lo zucchero a velo, aggiungere il mascarpone e mescolare fino ad ottenere una crema liscia.

  3. Infine cospargere la superficie della torta con questa crema golosa. Non importa essere precisi: deve infatti somigliare al cappello di schiuma di una birra.




Come conservare la torta alla birra


Questa gustosa torta va conservata in frigorifero e consumata in 3-4 giorni, perchè è farcita con panna e mascarpone. Fidatevi però... finirà molto prima!


Torta alla birra ricetta anti spreco!


I dolci con la birra sono un ottimo modo per non buttare via vecchie bottiglie! La birra fatta in casa non scade propriamente, perciò non va a male. Il problema è che cambia il sapore con lo scorrere del tempo. Se troviamo in dispensa qualche bottiglia di birra un po' più vecchiotta, utilizzarla in cucina e nei dolci è un ottimo sistema per non sprecare nulla!

Come pulire il kit per birra e sanificarlo correttamente

 Quando si inizia a fare la birra in casa la prima cosa importante da fare è pulire il kit per birra e sanificarlo in modo corretto. Così eviteremo che i lieviti selvaggi e i batteri infettino la nostra birra. Il rischio di un infezione però non deve diventare motivo di ansia e agitazione, perchè in realtà pulire e sanificare l'attrezzatura per birra è molto facile e veloce. Basta infatti seguire pochi semplici consigli per non avere problemi.



Come pulire il kit per birra


La perfetta igiene e pulizia sono fondamentali per la buona riuscita della birra! Come prima cosa in assoluto, ancor prima di iniziare a usare l’attrezzatura, è bene lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone.


Pulizia fermentatori prima dell'utilizzo


Il kit di fermentazione (fermentatore e strumenti vari) appena acquistato è già pulito: basterà semplicemente sanificarlo per eliminare qualsiasi traccia di batteri dalla superficie.


Pulizia del fermentatore dopo l'utilizzo


Dopo l'utilizzo è importante pulire il kit per birra: lavare bene e subito tutta l’attrezzatura con acqua calda e con una spugna non abrasiva. La spugna infatti deve essere delicata, per evitare di graffiare il fermentatore durante la pulizia. Questo perchè è molto difficile pulire accuratamente un graffio: in esso si potrebbero infatti sviluppare dei batteri molto difficili (se non impossibili) da eliminare. Non serve usare detergenti particolari. Se però si vogliono proprio utilizzare, è bene scegliere un sapone neutro e non particolarmente schiumoso. È meglio inoltre usare il detergente in piccolissime dosi e risciacquarlo subito e accuratamente con acqua ben calda. Un prodotto molto valido, completamente biodegradabile, è la liscivia.


Come si può evitare il sapone?


Non è necessario che utilizziate il sapone. Questo perchè, per eliminare qualsiasi tipo di batterio, dovrete comunque sanificare tutta l'attrezzatura. Perciò l'importante è soltanto rimuovere lo sporco, sciacquando subito il densimetro e il cilindro da test dopo ogni lettura della densità e la paletta subito dopo l’utilizzo. Per quanto riguarda il fermentatore invece, dovrete sciacquarlo con acqua calda e passarlo con una spugna non abrasiva, sia dopo l'impottigliamento sia dopo il travaso. Se fatta subito questa operazione di pulizia sarà molto facile. Se al contrario lascerete passare del tempo, l’operazione potrebbe richiedere l’uso di sapone. Il mosto infatti contiene zuccheri, perciò con il passare del tempo i resti diventeranno molto appiccicosi e difficili da togliere.


Attenzione ai componenti piccoli!


Per pulire il kit per birra in modo adeguato occorre prestare particolare attenzione a tutti quei componenti in cui non è possibile passare la spugna. Se non sciacquiamo immediatamente questi pezzi, sarà un vero dramma pulirli dopo. Parlo di componenti come il rubinetto del fermentatore, del tubo di travaso oppure dell'asta d'imbottigliamento. Per quanto riguarda la parte del contenitore del fermentatore non ci sono grossi problemi: la sua superficie è liscia e facile da lavare.


Come evitare gli odori


Ovviamente non utilizzando un detergente, nel contenitore rimarrà un vago odore della fermentazione, che però non crea nessun problema. Questo odore però può dipendere o essere accentuato anche dal modo in cui fate asciugare il fermentatore dopo il lavaggio. Se lo posate semplicemente a testa in giù su una superficie piana infatti, l'odore rimarrà intrappolato e sarà persistente anche dopo aver girato il fermentatore.


Per ridurre al minimo gli odori quindi si può avere l’accortezza di farlo asciugare tenendolo leggermente inclinato, in modo tale che l’aria possa circolare anche all’interno.
Un’altro sistema efficace per evitare il problema degli odori è quello di utilizzare un po’ di candeggina. Perciò a fine lavaggio mettere un po’ di candeggina su una spugna bagnata e ripassare tutta la superficie del fermentatore, risciacquando accuratamente subito dopo. 


Sanificazione del fermentatore e dell'attrezzatura


Quando si fa birra, la semplice pulizia dell’attrezzatura non è sufficiente a prevenire le infezioni. Non si può nemmeno effettuare una sterilizzazione perchè, nella maggior parte dei casi, attrezzi e strumenti non sopportano le alte temperature. In ogni caso una sterilizzazione è totalmente superflua nel nostro caso, perché c’è un modo molto più semplice per eliminare tutti i batteri dannosi: la sanificazione.


Che cos’è la sanificazione?


La differenza tra sterilizzazione e sanificazione sta nel metodo di eliminazione dei germi. La sterilizzazione è una tecnica differente, che prevede di portare le attrezzature a una temperatura di 140°C. Questo passaggio diventa fondamentale per tutti quei prodotti che potrebbero sviluppare nel tempo infezioni gravi e nocive per la salute. È il caso delle marmellate e delle conserve varie che potrebbero sviluppare il botulino se confezionati con strumenti e contenitori non sterili.


E la birra?


La birra non ha questi problemi perché la fermentazione genera anidride carbonica e alcol. Questi due elementi uniti all’ambiente acido della birra creano un ambiente del tutto sfavorevole, nel quale è impossibile l’insorgenza di infezioni gravi. Percio, nel caso della birra fatta in casa, la sanitizzazione sarà più che sufficiente. Dovrete quindi preparare semplicemente una soluzione sanificante con un prodotto specifico, con cui andare a pulire il kit per birra in ogni sua più piccola parte.


Come si prepara la soluzione sanificante?


Nel kit di fermentazione è già compreso un ottimo prodotto sanitizzante: l’Oxi San. Per utilizzarlo basterà sciogliere un cucchiaino di prodotto in 1 litro di acqua tiepida. Versare la soluzione nel fermentatore già provvisto di rubinetto (controllare che sia chiuso), avvitare il coperchio con il gorgogliatore inserito e agitare in modo da bagnare bene tutta la superficie interna. Aprire a questo punto il rubinetto per far passare la soluzione anche al suo interno. Allo stesso modo sanificare anche il mestolo e tutto il resto dell’attrezzatura che entrerà a contatto con il mosto, come il tubo alimentare nel caso della fermentazione in due fasi, o l’asta di travaso nel caso dell’imbottigliamento.


Dove posare l’attrezzatura sanificata?


Una volta che avrete sanificato il kit per birra e i suoi componenti, non dovrete assolutamente posare paletta e affini su una superficie qualunque. Così facendo infatti vanificherete il lavoro fatto fin'ora. Preparare quindi una bacinella sanificata dove posare tutti gli strumenti, oppure sanificare direttamente il piano d’appoggio. 


Pulire l'attrezzatura per birra dopo la lettura della densità


È fondamentale, subito dopo aver prelevato un campione di mosto dal fermentatore per la lettura della densità, sciacquare subito non solo il densimetro e il cilindro da test, ma anche il rubinetto. Farlo è molto semplice:


  1. Preparare una soluzione sanificante con mezzo cucchiaino di Oxy San sciolto in mezzo litro di acqua tiepida).
  2. Ruotare il rubinetto verso l’alto e versare dentro l’imboccatura la soluzione, tenendo sotto una bacinella pronta ad accogliere l’acqua in eccesso.
  3. Ruotare verso il basso il rubinetto per far scolare l’acqua rimasta dentro, facendo attenzione a non aprirlo altrimenti uscirà di nuovo il mosto.
  4. Ripetere l’operazione due volte.
  5. Per maggior sicurezza è meglio coprire il rubinetto con un pezzo di carta stagnola, in modo da evitare l’intrusione di qualche insetto indesiderato.


Detergenti e sanificanti


Oltre ai detergenti e sanificanti citati fin'ora, trovate altri detergenti sanificanti sullo shop di Birramia, specifici per i diversi tipi di attrezzatura e impieghi. Un esempio è il metabisolfito di potassio birra, che può sostituire l'Oxi San.

Guarda anche il nostro video tutorial sulla pulizia e sanificazione del kit di fermentazione!


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