venerdì 30 giugno 2023

Il whirlpool: cos'è e come realizzarlo

 Il whirlpool è una tecnica che consiste nel creare un vortice all'interno della pentola dove si trova il mosto dopo la bollitura del luppolo in pellets  in modo da raccogliere nel centro della pentola stessa proteine e residui vari.
Per capire meglio come funziona basta pensare a questo esempio: chi di noi non ricorda al mare da piccoli di aver messo dell'acqua e della sabbia nel secchiello e poi con la paletta di averla girata vorticosamente? Alla fine quando l'acqua si fermava ci accorgevamo che la sabbia era finita tutta al centro del secchiello.
Il whirlpool viene praticato generalmente nei birrifici (che utilizzano per l'appunto luppolo in pellets) attraverso pompe, ma puo' essere realizzato anche a casa nella nostra pentola: con un mestolo abbastanza grande giriamo con forza il mosto sino a che non vediamo nella pentola un bel mulinello e poi togliamo il mestolo, aspettiamo 10-15 minuti e preleviamo il mosto dal rubinetto oppure con un sifone 
prelevando da un angolo: il mosto va fatto uscire lentamente e quando il livello si abbassera' vedrete che luppolo e/o proteine sono rimasti al centro.
Chi usa lo scambiatore di calore puo' effettuare questa operazione a caldo, chi invece usa la serpentina di raffreddamento deve effettuare questa operazione dopo il raffreddamento e dopo aver tolto la serpentina.
 In genere con il sistema del whirlpool si riesce a eliminare quasi completamente la maggior parte dei residui, se si vuole essere sicuri che nessun frammento di luppoli passi durante il travaso si consiglia l'utilizzo dell'apposito
 sacchetto filtrante per luppolo in pellets: applicandolo alla fine del tubo da cui travaserete la birra raccoglierà ogni più piccolo frammento.

Come eliminare i residui del luppolo in pellets

 


Il luppolo è commercializzato in due formati: coni o pellets. In particolare questi ultimi sono molto pratici da utilizzare, in quanto occupano meno spazio rispetto ai coni e riducono il rischio di ossidazione. In questo formato il luppolo viene polverizzato e poi compresso, senza l'aggiunta di nessun'altra sostanza. Una volta aggiunto nel mosto però perde la forma cilindrica, tornando luppolo polverizzato. Come faccio quindi a eliminare i residui di luppolo in pellets?  

COME ELIMINARE I RESIDUI DI LUPPOLO DOPO LA BOLLITURA

 Cono filtrante/cilindro filtrante per luppolo (Hop Spider): ottimo strumento da poter utilizzare durante la bollitura. Basterà agganciarlo al bordo della pentola e aggiungervi dentro le varie gittate del luppolo in pellets. Il luppolo non si disperderà, lasciando pochissimi residui. Puoi aggiungere il luppolo anche senza cilindro, ma saranno sicuramente necessarie le due tecniche seguenti per poterlo eliminare.

 • Tecnica del Whirlpool: a seconda del sistema di raffreddamento utilizzato va effettuato prima o dopo il raffreddamento del mosto: se utilizzi una serpentina a immersione o immergi la pentola in acqua fredda, dovrai effettuare il Whirlpool una volta terminato il raffreddamento; se utilizzi un sistema a controflusso dovrai effettuarlo a caldo, prima della fase di raffreddamento. Questa tecnica prevede di creare un vortice all'interno della pentola dove si trova il mosto, in modo da raccogliere nel centro della pentola stessa i residui del luppolo, le proteine e i residui vari. Hai mai giocato al mare con la sabbia, mettendola in un secchio d’acqua e facendola girare vorticosamente con una paletta? Alla fine, quando l’acqua si fermava, la sabbia era finita tutta al centro del secchiello. Il concetto del Whirlpool è lo stesso. Con questa tecnica si eliminano quasi completamente la maggior parte dei residui, per cui il mio consiglio è quello di effettuare sempre il Whirlpool. Per sapere come si fa clicca QUI per leggere l'articolo “Il Whirlpool: cos'è e come realizzarlo”.

 • Filtraggio durante il travaso: una volta raffreddato il mosto, si può filtrare i residui durante il travaso dalla pentola al fermentatore. Se applichi un sacchetto filtrante per il luppolo in pellets alla fine del tubo da cui travaserai la birra, questo raccoglierà ogni più piccolo granello di luppolo in pellets. Esiste anche il Bouncer, un ottima soluzione con filtro in acciaio che va collegata al rubinetto tramite tubo. È sempre bene però non affidarsi al solo filtraggio, effettuando prima almeno il Whirlpool   Si può quindi effettuare soltanto il Whirlpool o utilizzare tutte e tre le tecniche per rimuovere i residui del luppolo in pellets durante la bollitura. In questo caso avremo la sicurezza di aver eliminato completamente i granelli di luppolo.  

COME ELIMINARE I RESIDUI DI LUPPOLO IN PELLETS NEL DRY HOPPING

• Filtro durante la fermentazione: invece di aggiungere il luppolo libero nel fermentatore, puoi inserirlo in una sfera filtrante per luppolo (Hop Bomb) oppure in un cilindro filtrante (Hop Spider) con coperchio. Essendo entrambi chiusi e grazie alla rete finissima in acciaio inox, il luppolo in pellets non si disperderà neanche durante la fermentazione tumultuosa. Basterà metterli all'interno del mosto e chiudere il coperchio del fermentatore. Se utilizzi questo strumento non sarà necessario filtrare il mosto durante il travaso. 

• Filtraggio durante il travaso: come per la bollitura, è possibile filtrare il mosto nel momento del travaso grazie a un sacchetto filtrante per luppolo in pellets. Fissa il sacchetto filtrante all'estremità libera del tubo cristal (dall'altro lato andrà inserito nel rubinetto del fermentatore) senza calzarlo fino in fondo e legando i cordini ben stretti al tubo per tenere fermo il sacchetto. Come in bollitura, puoi utilizzare anche un Bouncer.  

GUARDA IL VIDEOTUTORIAL

Guarda il video tutorial "Come eliminare il luppolo in pellets" cliccando QUI


by Silvia - Birramia 

AGGIUNTA DI FRUTTA NELLA BIRRA: COSA, QUANDO, COME, QUANTO?

 


Estate: tempo di frutta fresca e variopinte macedonie...Perche' non sperimentare i gustosi e rinfrescanti sapori della frutta aggiungendola alla tua birra fatta in casa?

Il vantaggio del produrre birra artigianale fatta in casa, infatti, e' quello di lavorare con quantita' di mosto molto ridotte rispetto a quelle prodotte in un birrificio, per cui anche le quantita' di frutta sulle quali investire saranno moderate, ed il “rischio” in termini economici sara' minimo. Ci sono, ovviamente, alcune cose da tenere presenti: alcuni frutti tropicali, ad esempio, contengono un enzima chiamato bromelina che causa proteolisi, dando una birra piu' diluita con una schiuma meno persistente; puoi comunque utilizzare questi frutti, avendo l'accortezza di denaturare l'enzima scaldandoli a 80°C per circa 10 minuti prima dell'uso.
 CHE FRUTTA UTILIZZARE? 
Si potrebbe fare una lunga lista di frutta da poter utilizzare in aggiunta alla tua birra artigianale, per conferirle gradevoli fragranze esotiche e un sapore unico e speciale: dalle ciliegie ai lamponi, more e mirtilli, dall'albicocca al frutto della passione, passando per mango, fragole, datteri, uvetta, prugne e ribes neri.
 Ma in che forma usarla?

  •  Frutta secca: che si tratti di ciliegie essiccate, uva passa o qualsiasi altro frutto, la prima cosa da verificare e' che si tratti di frutta priva di additivi aggiunti. Spesso, infatti, la frutta secca e' ricoperta di polveri, oli o particolari tipi di farina perche' non si attacchi in blocchi: queste sono tutte sostanze da evitare, cosi' come i conservanti. Aggiungere sempre frutta secca assolutamente priva di additivi o conservanti. 
  • Frutta fresca: cosa c'e' di meglio che usare frutta fresca per la tua birra? Assicurati sempre che la frutta sia matura, abbia un buon sapore, e lavala bene prima dell'uso. 
  • Frutta congelata: presenta alcuni vantaggi, quali l'economicita' e la possibilita' di disporre di un'ampia varieta' di tipi anche fuori stagione. Il congelamento, inoltre, favorisce l'estrazione degli aromi rompendo la parete cellulare, ma non uccide la flora batterica presente sulla superficie della frutta, pertanto ricorda sempre di lavarla prima dell'uso. 
  • Succo di frutta concentrato (65brix): e' un metodo molto diffuso negli Stati Uniti, un sapore intenso puo' essere aggiunto direttamente alla birra senza problemi e senza spreco di birra; e' il metodo piu' semplice, sia che venga aggiunto direttamente al fermentatore o dopo la fermentazione, dando la possibilita' di testare subito il risultato. 
  • Frutta in scatola: e' un modo molto comodo di aggiungere frutta sterile alla tua birra, fa' pero' attenzione al succo o allo sciroppo in cui la frutta e' conservata, poiche' questi aggiungeranno piu' zuccheri fermentabili e piu' sapore rispetto alla sola frutta. 
QUANDO AGGIUNGERLA?
 Puoi aggiungere la tua frutta preferita in diversi stadi della birrificazione: 

  • Direttamente nel fermentatore: e' un modo per combinare fermentazione primaria ed estrazione degli aromi dalla frutta, velocizzando un po' il processo e con meno trasferimenti sia di birra che di frutta. L'inconveniente, in questo caso, e' che alcuni composti piu' delicati della frutta vengono persi a causa della fermentazione attiva. 
  • Dopo il primo travaso (tipo dry hopping): e' il metodo piu' usato, sicuramente il piu' delicato nei confronti della frutta, dando maggiori opportunita' di integrazione degli aromi nella birra. Lo svantaggio puo' essere che questo metodo, richiedendo piu' travasi, fa si' che la birra sia maggiormente sottoposta a ossigenazione, pertanto puo' risultare piu' difficoltoso a un homebrewer alle prime armi. 
  • Alla fine della bollitura: si tratta del metodo piu' comodo usato anche per spezie ed erbe aromatiche, e' utile anche con alcuni frutti per una completa sterilita'. Generalmente, si preferisce lasciare la frutta a contatto con la birra per piu' tempo, tuttavia questo metodo puo' essere molto utile per un'aggiunta di aromi meno intensi e piu' delicati. 
COME USARLA? 
Aggiungere la frutta alla tua birra fatta in casa puo' essere un po' rischioso, in quanto si va comunque ad aggiungere qualcosa di non completamente sterile a qualcosa che ci si e' impegnati a mantenere il piu' sterile possibile, ma gli esempi di mastri birrai e homebrewers che utilizzano la frutta senza mai incorrere in infezioni della birra sono innumerevoli. 
  • Frutta secca: tritala in piccoli pezzettini e immergila in acqua calda a 100°C o nel mosto a 100°C, a seconda che l'aggiunta avvenga in fermentazione primaria o secondaria, aspetta che si raffreddi e poi aggiungi sia la frutta che il succo. 
  • Frutta congelata: metti la frutta in una padella pulita e porta a 80°C, mescola per 10 minuti e poi aggiungi al fermentatore sanificato o al secondo fermentatore, facendo raffreddare prima di aggiungere il mosto o la birra.
  •  Frutta fresca: per favorire l'estrazione degli aromi, puoi mettere la frutta in freezer, in modo da provocare la rottura della parete cellulare, e poi procedere come per la frutta congelata. 

  • Frutta in scatola: versa nel primo o nel secondo fermentatore, direttamente dalla latta, dopo aver filtrato il succo, oppure insieme al succo o sciroppo se desideri un maggior quantitativo di zuccheri fermentabili e un aroma piu' intenso. Il tempo per cui dovrai lasciare la frutta a contatto con la birra varia molto a seconda del risultato che vuoi ottenere: un buon punto di partenza puo' essere una settimana. Generalmente, e' preferibile che questa fase avvenga al caldo, in modo che ciascuna rifermentazione degli zuccheri contenuti nella frutta si completi senza il rischio di esplosione delle bottiglie. E' sempre consigliabile assaggiare di tanto in tanto per ottenere l'effetto desiderato. 

QUANTA FRUTTA UTILIZZARE? Tanta! Puoi utilizzare tutta la frutta che vuoi, di piu' o di meno in base ai tuoi gusti, con una spesa non eccessiva. Diamo qui alcune indicazioni generali, ricordando che non tutti i frutti sono uguali, in base alla loro origine, alla stagione, alla tipologia, possono piu' o meno avere lo stesso effetto. Come sempre nell'homebrewing, la chiave di volta sta nella sperimentazione! 
More: 120-500 g di frutta per litro di birra 
Mirtilli: 120-350 g di frutta per litro di birra 
Ciliegie: 120-500 g di frutta per litro di birra 
Uvetta: 4.5-15 g di frutta per litro di birra
 Lamponi: 30-375 g di frutta per litro di birra 
Mango: 50-120 g di frutta per litro di birra 
Albicocca: 180-500 g di frutta per litro di birra

Come migliorare le birre da malto pronto

 La maggior parte degli hombrewers che si affacciano al fantastico mondo della birra fatta in casa per la prima volta iniziano con la tecnica meno impegnativa e più economica: il malto pronto (o da kit, o malto preparato, o luppolato, o amaricato sono tutti sinonimi). Tuttavia spesso riceviamo chiamate e leggiamo commenti nel forum di persone che chiedono, “è possibile migliorare la mia birra da malto pronto?” Ovviamente la risposta è sì.
Un homebrewer può sbizzarrirsi e divertirsi a modificare o aggiungere diversi ingredienti alle birre da kit per migliorarle, anche se alcuni consigli sono più importanti di altri. Di sicuro per ottenere il proprio scopo è fondamentale:
Un homebrewer può sbizzarrirsi e divertirsi a modificare o aggiungere diversi ingredienti alle birre da kit per migliorarle, anche se alcuni consigli sono più importanti di altri. Di sicuro per ottenere il proprio scopo è fondamentale: 

• Utilizzare due fermentatori: se sei un homebrewer alle prime armi e hai iniziato a produrre le tue birre con un solo fermentatore, sarà importante l'acquisto di un secondo fermentatore o di un contenitore per il travaso con un travasatore. Ciò ti consentirà di effettuare la fermentazione in due fasi e di migliorare notevolmente l'aspetto della tua birra, eliminando le tracce di residui e garantendo così maggiore limpidezza.

 • Sostituire lo zucchero con il Beermalt (estratto di malto non luppolato): la quantità di zucchero da cucina richiesta come aggiunta nelle istruzioni dei malti pronti è soltanto una soluzione economica di fermentabili, per far sì che la birra raggiunga la gradazione alcolica richiesta dal tipo di stile birrario scelto. Tuttavia lo zucchero, per quanto a basso costo, non è certamente la migliore scelta in quanto fermenta al 100%, cioè si trasforma completamente in alcol senza dare alcuna aggiunta aromatica. Aggiungere l'estratto di malto al kit ti permetterà invece di aumentare il corpo, la rotondità e la dolcezza della tua birra. Puoi utilizzare sia l'estratto di malto secco sia l'estratto di malto liquido in questa proporzione: 1 kg di zucchero viene sostituito con 1 Kg di estratto secco oppure con 1,2 Kg di estratto in sciroppo. Per aumentare la gradazione alcolica senza però alterare le caratteristiche della birra ottenute con la sostituzione dello zucchero, puoi utilizzare 1 Kg di estratto secco (oppure 1,2 Kg di estratto in sciroppo) con l'aggiunta di 500 gr di zucchero o destrosio.

 • Utilizzare un lievito specifico per lo stile: quasi tutti i malti pronti (sia quelli in barattolo che quelli in busta) sono compresi di una bustina di lievito “standard”. Si tratta sicuramente di un ottimo lievito che però è generico, cioè non tiene conto né dello stile né del tipo di fermentazione (bassa o alta che sia). L'utilizzo di un lievito specifico per lo stile birrario richiesto ti garantirà sicuramente una maggiore caratterizzazione della tua birra. Nel caso di birre ad alta fermentazione sostituisci la bustina di lievito generico con una di lievito specifico. Nel caso tu abbia la possibilità e la voglia di realizzare una birra a bassa fermentazione si consiglia invece l'utilizzo di due bustine di lievito (oltre che un locale o un contenitore refrigerato dove lasciare la tua birra durante tutta la fermentazione). 

Grazie a questi tre piccoli accorgimenti potrai già migliorare notevolmente la tua birra da malto pronto, ma puoi andare ancora oltre e sperimentare anche in altre fasi della birrificazione:
 • Aggiungere il luppolo per il Dry Hopping: puoi conferire maggiore aroma utilizzando la tecnica del Dry Hopping, che prevede l'aggiunta del luppolo al mosto freddo (durante la fase di fermentazione o nella fermentazione secondaria) per esaltare il profilo aromatico, gustativo e olfattivo della birra.
 • Arricchire con zucchero candito le birre Belga: in tutti gli stili di birra Belga puoi scegliere se aggiungere una piccola quantità di zucchero candito (500 gr per una ricetta da 23 lt) in piena fermentazione, per donare alla birra maggiore alcolicità e conferirgli un leggero aroma di caramello, senza però aumentarne il corpo. Nello specifico, lo zucchero candito bruno impartisce un aroma tipico e scurisce leggermente la birra. 
• Utilizzare il destrosio al posto dello zucchero per il priming: il destrosio a differenza dello zucchero da cucina ha una migliore solubilità, quindi una volta versato si scioglierà velocemente e si distribuirà uniformemente nella birra, evitando così residui e garantendo un risultato più limpido. Per personalizzare ulteriormente le tue birre e dargli una marcia in più andando al di là dello stile birrario proposto dal malto pronto, potrai arricchirle di aromi e profumi particolari, grazie all'aggiunta di spezie, erbe aromatiche o frutta, che soddisferanno la tua voglia di sperimentare:
 • Spezie, erbe aromatiche e bucce di agrumi: principalmente per aromatizzare la nostra birra con questi ingredienti viene realizzato un infuso con la spezia o le spezie scelte, portandole a ebollizione in un pentolino con ½ litro di acqua per 15 minuti. Lascia quindi raffreddare l'infuso, filtralo e aggiungilo a freddo nel fermentatore prima del lievito. Nel caso delle spezie le dosi sono generalmente di 10-15 gr di spezie totali per la produzione di 23 lt di birra, mentre per le bucce occorreranno 15-25 gr.
 • Frutta: puoi aromatizzare la tua birra con diversi tipi e formati di frutta (secca, fresca, congelata, concentrati o in scatola), potendola aggiungere in diversi stadi della birrificazione. Tuttavia questo è un argomento più complesso per il quale vi rimando all'articolo “Aggiunta di frutta nella birra: cosa, quando, come, quanto?  

by Birramia 

Tutti i consigli per produrre una Session Beer strepitosa!

 Con l'arrivo del caldo estivo si sente nuovamente parlare in ambiente birrario delle Session Beer..ma cosa si intende con questo termine? Una Session Beer è quella birra che puoi bere a più riprese e che non è invasiva, nel senso che risulta ideale per accompagnare altre attività (chiacchierare, giocare a carte o leggere un libro, ad esempio).
In particolare una Session Beer si identifica per alcune caratteristiche ben definite dal Session Beer Project di Lew Bryson:
 
1. Grado alcolico inferiore al 4,5%: il limite è stato individuato dall’autore dopo diverse riflessioni (e bevute) – inizialmente era fissato a 5,5%. Il grado alcolico indicato è secondo Bryson quello massimo oltre il quale una birra risulterebbe troppo invasiva, rendendo difficoltose le bevute in serie e alterando troppo velocemente lo stato del consumatore (ad esempio per eseguire altre attività, come una partita a carte).
 2. Aromi in equilibrio: una Session Beer può anche essere molto complessa, ma nessun aroma deve emergere in modo dominante sugli altri. Deve essere una birra gratificante, ma anche capace di restare in secondo piano quando l’attenzione del bevitore è concentrata su qualcosa di diverso. Non deve essere troppo amara, né avere altri picchi al palato: è consigliabile che scivoli via, lasciando la bocca pulita e pronta alla sorsata successiva.
 3. La birra non deve soffocare la conversazione: traducendo letteralmente il “manifesto” di Bryson, “una Session Beer non dovrebbe spingervi a interrompere la conversazione per iniziare a “nerdare” su quanto sia meravigliosa quella birra. Una Session Beer […] è qualcosa da bere mentre si chiacchiera, non qualcosa di cui parlare”.
 4. Prezzo ragionevole: una Session Beer deve essere bevuta e ribevuta in una singola sessione, dunque il prezzo deve essere adeguato al proposito. A differenza di quanto ritenuto da qualcuno, una Session Beer non è semplicemente una birra dal grado alcolico contenuto. Gli attributi sono diversi e tutti funzionali all’obiettivo finale: individuare una birra da accompagnamento, che si possa bere a più riprese senza che la sua presenza diventi invasiva, sia fisicamente che mentalmente.

 Come avrete capito, session beer è una definizione ampia, coniata apposta per includere tanti stili diversi di birra che in comune hanno le caratteristiche descritte sopra.
Vi proponiamo un interessante articolo sull'argomento tratto da Craft Beer&Brewing Magazine:
 
Abbassare il grado alcolico non significa divertirsi di meno. Ecco alcune idee per preparare – e godersi – una Session Beer strepitosa!
 Al giorno d'oggi in qualunque brew pub che si rispetti è facilissimo trovare tra le birre alla spina le cosiddette “Session Beer” - birre con grado alcolico da 3 a 5 (il limite superiore può variare a seconda della persona con cui si parla), in più stili o una versioni “light” di birre più importanti. Come bevitore di birra, sono stato a lungo un sostenitore delle birre a basso tenore alcolico, in parte perché mi piace prendermi il mio tempo e bere una pinta intera, in parte perché mi è sempre piaciuto provare più birre! Se sono interessato a birre come Strong IPA, Trappiste, Imperial Ale di ogni genere, assaggiarne più tipi diventa una cosa difficile se spero di riuscire a rimanere lucido per il resto del giorno (e forse anche per il giorno successivo)! Quando invece trovo una bitter da 3,2° sulla lista di una birreria, ecco, ho trovato la mia birra. Ma come per altri aspetti della birrificazione, bere una Session e birrificare una Session sono due cose molto diverse (e in genere birrificare è la parte più difficile). Questa settimana vi indichiamo alcuni consigli per birrificare delle Session Beer straordinarie, e anche se ogni consiglio meriterebbe un articolo a parte, questa può già essere una buona base di partenza per cominciare con il piede giusto!

NON (ESATTAMENTE) UNA QUESTIONE DI SCALA

La prima cosa da fare è capire che non si sta facendo semplicemente un ridimensionamento lineare della ricetta. Se le vostre birre da 6° richiedono generalmente una certa quantità di malti speciali, non è detto che le vostre session richiederanno necessariamente la metà di questa quantità. Infatti, dato che alla fine non otterrete lo stesso corpo e non avrete lo stesso sapore dato da una quantità di alcol maggiore, dovrete essere più coscienti degli ingredienti da inserire nella vostra ricetta […].
Generalmente preferisco creare le mie ricette per Session Beer partendo da una considerazione sui malti speciali. Una buona regola empirica è quella di utilizzare come punto di partenza  il peso di ogni malto che vorreste utilizzare e ridurlo di un quarto. Quindi ad esempio, se la vostra  American Amber Ale con OG 1,060 richiede 113 g di Crystal 120,  per la vostra Session American Amber Ale ne potrete utilizzare 85 gr. Questo andrà a significare che nel vostro grist avrete una percentuale maggiore di malti speciali rispetto ai malti base, ma non preoccupatevi di questo.
 La vostra priorità adesso è di assicurare tutti gli aromi, e se state usando dei malti caratterizzati da zuccheri non fermentescibili, allora state anche iniziando ad affrontare i problemi del corpo della birra. Un'altra considerazione va fatta riguardo alla complessità della vostra ricetta. Vi troverete molto meglio utilizzando una selezione limitata di malti speciali. Usandone una o due tipologie, queste spiccheranno particolarmente – usandone di più potreste infatti ottenere una grande quantità di aromi leggeri che creano solo confusione all'assaggio. Una volta che avrete scelto i malti che andranno a caratterizzare l'aroma, completate il vostro grist con i malti base.
Per questo tipo di ricette generalmente mi oriento su malti base più aromatici come ad esempio il Maris Otter, il Monaco e il Vienna. Evitero il Pilsner, solo perchè questo malto in genere conferisce delicate note mielose che nelle birre leggere risultano essere un po' sgradevoli (stessa cosa succede anche con il Crystal 10 e 20). Non opponete resistenza al finale secco che risulterà da una densità finale piuttosto bassa e da un basso grado alcolico. Non starete imitando la sottile dolcezza alcolica delle birre più forti: la starete solo prendendo in giro […]. La più grande sfida nelle Session Beer è proprio il grist. Questa è l'unico punto della ricetta in cui è necessario convertire in maniera significativa le quantità abituali, il resto sarà molto più flessibile.

“AMMOSTATE” LA VOSTRA STRADA VERSO IL SUCCESSO

Durante l'ammostamento andranno fatti degli aggiustamenti meno vistosi (ma comunque importanti).
Per ridurre la fermentabilità del mosto e accrescere il corpo, dovrete aumentare le abituali temperature di 1-2°C e accorciare i tempi di circa 15 minuti. Entrambi gli accorgimenti ridurranno la fermentabilità del mosto, e inoltre l'ammostamento a temperature leggermente più alte avrà come risultato la produzione di una quantità maggiore di zuccheri a catena lunga che aumenteranno anche la percezione del corpo. Potreste anche accorgervi che la vostra efficienza si abbasserà (la mia lo fa) e abbassare di 5-7 punti percentuali l'efficienza prevista dal vostro programma di calcolo vi aiuterà a centrare la densità prevista in modo più preciso.

REGOLA DELL'AGGIUNTA TARDIVA DEL LUPPOLO

Cercate di ridurre per lo meno di metà gli IBU, utilizzando la tecnica dell'aggiunta tardiva del luppolo e scegliete il luppolo più aromatico (e fresco!) che ruscite a trovare! Dico solo la metà perchè un aroma molto intenso di luppolo (specialmente nelle varietà più fruttate) puo' aumentare la percezione della dolcezza, che è una delle cose che vogliamo evitare […]. L'utilizzo di luppoli da aroma più intensi del solito (anche negli stili in cui non sono previsti) è un ottimo modo per caratterizzare il profilo aromatico, specialmente se si scelgono dei luppoli dal doppio utilizzo aroma/amaro che possono andare a riempire con il loro aroma laddove questo dovesse mancare.

NON FIDATEVI DEL “VOSTRO” LIEVITO

Potrebbe essere lo stesso tipo di lievito che utilizzate da anni. Potreste pensare che il lievito è vostro amico, ma vi tradirà. Con una quantità limitata di zuccheri fermentescibili a disposizione, la fermentazione sarà rapida, veloce e pulita. Alcuni insistono per lavorare in underpitching o per stressare il lievito in modo che quest'ultimo tiri fuori esteri o fenoli, ma credo che questo sia l'equivalente birrario di tagliare un panino con una motosega tenendolo in mano: non è una buona idea e probabilmente farà più bene che male. Prendete nota degli aromi che intendete ottenere durante la fermentazione e tirateli fuori utilizzando anche altri ingredienti, poi fate fermentare come previsto. Questi aromi caratteristici della fermentazione saranno sicuramente più delicati del solito, ma potranno essere rinforzati, ad esempio, dall'utilizzo di un luppolo molto agrumato: in questo modo si otterrà l'aroma complessivo. I rischi derivaneti dallo stress del lievito o dall'underpitching sono troppo alti – e tutti gli off-flavors che potrebbero risultarne potrebbero essere ancora più evidenti in una session beer.

CARBONAZIONE: NON CADETE AL TRAGUARDO

Infine le session beer sono ottime birre nelle quali alleggerire un po' il carico di CO2. Riducete i livelli consueti di carbonazione a circa la metà di contenuto di CO2 e otterrete due grandi risultati: in primo luogo migliorerete la percezione del corpo e secondariamente ridurrete il particolare gusto che l'acido carbonatico generalmente lascia (e che non è particolarmente desiderabile!) […]




by Samara - Birramia

mercoledì 28 giugno 2023

11 Trucchi per ottenere una birra più limpida

 La moda del momento sembra essere quella di creare birre sempre più torbide, basti dare uno sguardo alle NEIPA oppure alle Milkshake IPA per rendersene conto. La stessa Brewer's Assosacion ripudia le birre eccessivamente torbide, etichettandole come “difettose” in quanto l'effetto Haze comporta diverse problematiche, soprattutto di conservazione. Nonostante il dibattito acceso in questi ultimi anni, la limpidezza rimane un cardine della storia brassicola e moltissimi stili ne fanno l'obiettivo principale.

 Come facciamo quindi ad ottenere una birra limpida?

Per te abbiamo individuato ben 11 consigli per ottenere una birra limpida, che coprono tutte le fasi della birrificazione, ma prima è bene capire le cause della torbidità:
 
• Tannini: composti contenuti nel guscio dei grani d’orzo, che vengono estratti durante l'ammostamento. 
 Proteine: contenute principalmente nel malto base Pilsner, nei malti scuri o di frumento, e nei cereali non maltati come avena e fiocchi d’orzo. 
• Lieviti: possono rimanere in sospensione nella birra una volta completata la fermentazione. 
• Infeziona batterica: se l'attrezzatura non è stata correttamente sanificata o se ci sono estati errori durante la birrificazione. Per evitare questo genere di problemi consiglio di leggere l'articolo “Errori durante la birrificazione - Infezioni della birra: se le conosci le eviti”.  
I birrifici industriali utilizzano filtri appositi e la tecnica della pastorizzazione per rendere la birra incredibilmente limpida. Se sei un homebrewers ti tranquillizzo subito: non serve ricorrere alla pastorizzazione per arrivare al tuo scopo. Per ottenere una birra quanto più limpida possibile a casa tua i fatti puoi intervenire in 4 modi:
 
• usare gli ingredienti giusti e prepararli nel modo corretto; 
• fare in modo che i residui si coadiuvino sul fondo; 
• eliminare quanti più residui possibili; 
• utilizzare dei coadiuvanti per la chiarificazione. Andiamo però a vedere nello specifico questi 11 trucchi per ottenere una birra limpida. Potrai ovviamente utilizzare uno o più consigli, oppure sperimentarli di cotta in cotta. Alcuni possono essere applicati solo da chi fa birra All Grain, altri invece possono interessare anche coloro che fanno la birra da estratto luppolato.  

11 TECNICHE PER UNA BIRRA LIMPIDA

SOLO ALL GRAIN: 
1. Macina i grani nel modo corretto: Se macini i grani a casa tua devi sapere che il malto non deve essere triturato, ma semplicemente spezzettato per “aprirlo”: apparentemente il chicco dovrebbe apparire quasi integro, ma si dovrebbe aprire con facilità con una leggera pressione del dito. Una macinatura troppo fine aumenta la dispersione di farina nel mosto, con conseguente torbidità.
 2. Usa malti a basso contenuto di proteine: I grani ad alto contenuto proteico aiutano a migliorare schiuma e corpo della birra, ma ne aumentano anche la torbidità. Se la birra che stai brassando deve essere chiara e limpida, utilizza unicamente la quantità di malti proteici strettamente necessaria 
3. Effettuare una sosta per la Proteolisi: Il malto Pilsner ha di per se un elevato contenuto proteico, eppure viene utilizzato per la produzione di birre chiare e limpide come le Pils. Per questo è necessario effettuare un Protein Rest a 52°C per circa 10-15 minuti.  Utile anche con l'uso di malti di frumento oppure cereali non maltati come avena o riso.
 4. Aggiungi la Lolla di Riso nell'ammostamento: La lolla è l'involucro esterno del chicco di riso, che può essere aggiunta già all'impasto dei malti e/o sulla base del filtro durante lo sparging. La lolla non altera in nessun modo le qualità organolettiche della birra, ma aiuta a filtrare il mosto con risultati veramente eccezionali.


ALL GRAIN E E+G:
 5. Utilizza l'Irish Moss a fine bollitura: Queste alghe nordiche essiccate facilitano la coagulazione e la sedimentazione di proteine e impurità. Va aggiunto gli ultimi 15 minuti di bollitura e va poi filtrato con un colino a trama fitta quando si effettua il travaso nel fermentatore. 
6. Raffredda velocemente il mosto Raffredda quanto più velocemente possibile il mosto, aiutandoti con una serpentina o con un sistema di raffreddamento a controflusso, per favorire la formazione di depositi sul fondo. Meno tempo impieghi per portare il mosto dalla temperatura di bollitura a quella di fermentazione meno residui di tannini e proteine rimarranno in sospensione. Chi usa sistema di raffreddamento a controflusso deve effettuare il whirlpool prima del raffreddamento. Chi raffredda con la serpentina invece può effettuare il whirlpool direttamente a mosto freddo.


ALL GRAIN, E+G, BIRRE DA KIT: 
7. Utilizza un lievito ad alta flocculazione La flocculazione è la tendenza del lievito ad unirsi in coaguli più o meno consistenti durante la fermentazione. Maggiore è la flocculazione del lievito, più i residui tenderanno a coagularsi per poi precipitare sul fondo del fermentatore. 
8. Effettua la fermentazione in due fasi Quando la fermentazione si è appena conclusa e il mosto ha raggiunto la FG, effettua un travaso in un secondo fermentatore, e lascia fermentare ancora per 7 giorni. Questo consentirà di eliminare la gran parte dei residui generati nella fermentazione primaria e di avere una birra più limpida. 
9. Travasa prima di imbottigliare Oltre a facilitare l'aggiunta dello zucchero per il priming, effettuare un travaso in un altro fermentatore prima di imbottigliare, permette di eliminare tutti i residui sul fondo. Nella fermentazione a due fasi è un passaggio obbligatorio, ma si può fare anche se hai utilizzato un solo fermentatore. 
10. Abbassa la temperatura del fermentatore prima di imbottigliare Circa 24 ore prima di imbottigliare, abbassa la temperatura del mosto portandola a circa 3-5°C, per agevolare la precipitazione dei residui in sospensione. L'ideale sarebbe utilizzare un frigorifero o un pozzetto. Per far in modo che il lievito non sia eccessivamente stressato o che si addormenti impedendo il priming, tira fuori il fermentatore dal frigo un paio di ore prima di imbottigliare. 
11 Conserva le bottiglie al freddo e in verticale dopo la gasatura Le bottiglie durante la maturazione della birra vanno conservate alla stessa temperatura di lavoro del lievito utilizzato. Quando però la maturazione sarà soddisfacente (la birra avrà sviluppato secondo il nostro gusto la giusta frizzantezza e sapore), conserva le bottiglie in frigo e in verticale, altrimenti i residui di lievito rimarranno in sospensione rendendo la birra torbida. Per sapere quando la birra ha raggiunto il giusto livello di maturazione l'unico modo è quella di assaggiarla. Il tempo richiesto per la maturazione che trovi nelle ricette/kit è assolutamente un tempo minimo indicativo, un po' come il tempo di cottura della pasta. Trascorso questo tempo minimo ti basterà assaggiare la birra e se il livello di gasatura non ti soddisferà, basterà lasciarla maturare ancora per poi assaggiarla nuovamente.    Si potrebbero anche utilizzare dei chiarificanti specifici che consentono di eliminare o coagulare le cellule, però personalmente ritengo che la birra dovrebbe essere il più naturale possibile e questo genere di aggiunte non mi piace. Le tecniche descritte in questo articolo permettono già di ottenere dei risultati eccellenti. Lasciamo i chiarificanti ai birrifici commerciali.  

11 TECNICHE PER UNA BIRRA LIMPIDA - VIDEO

Questo articolo è un approfondimento del video "11 Tecniche per una birra limpida" che puoi vedere cliccando QUI


by Silvia - Birramia 

Come macinare il malto per birra in modo corretto


 Se vuoi produrre birra artigianale con la classica tecnica All Grain, il primo passo è quello della macinatura del malto, sia esso d'orzo, di frumento o di cereali non maltati. Questa operazione in apparenza banale riveste una notevole importanza: una macinatura non appropriata può essere causa di problemi di vario tipo nelle fasi produttive successive o di aspetti organolettici indesiderati nella birra finita. Il cereale maltato va macinato grossolanamente, affinché il chicco si apra e sprigioni tutto l'amido in esso contenuto. Durante la bollitura infatti, l'acqua penetrerà all'interno del chicco attivando i vari enzimi fondamentali durante la fase di ammostamento per generare il materiale fermentabile. Il chicco quindi va solo “aperto” e non ridotto in farina. Apparentemente deve sembrare quasi integro, ma schiacciandolo appena si dovrebbe aprire.

La giusta macinatura del malto

Ma perché è tanto fondamentale la macinatura del malto? 
È importante non ridurre il malto completamente in farina per 3 ragioni: 
• Sparging a rischio: la scorza del chicco deve rimanere integra perché sarà la protagonista della fase di sparging. Infatti il vero e proprio elemento che fa da filtro durante il processo del “lavaggio delle trebbie” è la scorza del malto e non può essere sostituito. Lo sparging è un passaggio obbligatorio per produrre la birra.
 • Torbidità della birra: la macinatura media potrebbe lasciare quasi intatti le scorze, ma se il cuore del chicco viene sfarinato troppo, verrà aumentata la dispersione delle farine nel mosto, che saranno più difficili da eliminare anche con un corretto Sparging, portando ad una conseguente torbidità della birra. 
• Difetti gustativi: nella scorza del malto sono contenute sostanze indesiderate, come i tannini, che, per il motivo sopra detto, non si riuscirebbero a filtrare durante lo sparging. La birra finita potrebbe risultare troppo astringente, dando la sensazione al palato come quella prodotta dal succo di limone. Non pensavi che una semplice macinatura non corretta potesse portare tutti questi problemi vero? Ovviamente una piccola percentuale di farina ci sarà sempre: questa non va assolutamente setacciata prima dell'ammostamento, in quanto si tratta pur sempre di materiale fermentabile. Bisognerà semplicemente fare più accortezza nelle fasi di filtraggio.

Come si fa per macinare il malto e soprattutto a ottenere la giusta macinatura?

1. Compra del Malto già macinato

2. Acquista un mulino per malto e grano

Non è una prerogativa di molti homebrewers però sicuramente se produci moltissime birre durante l'anno, ti conviene acquistare un mulino

3. Usa il metodo Casalingo

Accade più spesso di quello che si pensa di ordinare del malto e dimenticarsi di selezionare l'opzione di macinatura. Se a casa non si disponi di un mulino, in alternativa a tutto puoi utilizzare un semplice quanto faticoso metodo casalingo: metti i grani in un sacchetto da congelatore, chiudilo e inizia a pestare i chicchi con un mattarello o con un batticarne, facendo attenzione a rompere semplicemente i chicchi, senza produrre farine.

La moda del momento sulla macinatura del malto

Ultimamente va molto di moda inumidire i grani prima di macinare il malto con il mulino, in quanto le bucce diventano più flessibili e tenderanno a spezzarsi senza sfarinare. Questo procedimento di macinatura ha due difetti: 
• il malto va macinato subito prima dell'utilizzo, perché altrimenti l'umidità non si fermerà alla sola scorza, ma penetrerà anche nel cuore del chicco, rendendo difficoltosa la macinatura; 
• il mulino che utilizzi con i grani bagnati deve essere pulito maniacalmente, altrimenti i residui dei chicchi bagnati genereranno muffe all'interno dello stesso mulino. Inoltre, se i rulli e i cuscinetti del mulino non sono in acciaio inox faranno la ruggine. Personalmente mi sembra che i rischi siano superiori al vantaggio, anche perché ci sono metodi molto più efficaci per filtrare successivamente la birra e renderla quanto più limpida possibile senza complicarsi troppo la vita. Se vuoi conoscerne alcuni leggi l'articolo “11 trucchi per ottenere una birra più limpida”.

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by Silvia - Birramia 

lunedì 26 giugno 2023

Conservare le trebbie di birra e come essiccarle

 Ultimamente abbiamo parlato dei modi per riutilizzare le trebbie di birra, ma come si fa a conservare le trebbie di birra al meglio? Ma soprattutto, qual'è il modo migliore per riutilizzarle?



Quando si fa la birra fatta in casa con la tecnica All Grain ci troveremo ad avere a che fare con le trebbie. Se pensate però che le trebbie siano soltanto uno scarto della birrificazione vi conviene ricredervi. Come abbiamo visto nell'articolo precedente, le trebbie sono ricche di proteine e fibre. Ci sono infatti ben 5 valide ragioni per conservare le trebbie, ma per questo vi invito a leggere l'articolo “5 modi per riutilizzare le trebbie di birra”. Se non avete mai provato a fare la birra con la tecnica All Grain… cosa aspettate? 

Come conservare le trebbie di birra in modo corretto


Per conservare le trebbie di birra fatta in casa nel modo corretto è necessario avere dei piccoli accorgimenti verso questo ingrediente. Il primo è sicuramente quello di tenere le trebbie quanto più possibile alla larga da moscerini e insetti vari. Il secondo è quello di utilizzare le trebbie quanto più velocemente possibile. Le trebbie infatti dopo poco iniziano a fermentare. Se utilizzate nella stessa giornata della birrificazione, manterranno quel buon profumo di malto appena cotto, sprigionato anche durante l'ammostamento. Con il passare dei giorni però questo odore muterà, e si potrà percepire a naso l'inizio della fermentazione.


Non appena avremo in mano questo ingrediente possiamo procedere in tre modi:


  • essiccare le trebbie;
  • congelare le trebbie;
  • utilizzare subito le trebbie.


Conservare le trebbie di birra essiccandole


Per essiccare le trebbie di birra in casa senza un essiccatore basterà avere un forno e un po' di pazienza.


Come essiccare le trebbie


  1. Prendi una teglia da forno bassa e foderarala con della carta da forno (possibilmente carta da forno compostabile, così potrai buttarla poi nell'umido).
  2. Cospargi tutta la teglia con le trebbie: non ne mettere troppe perché sennò il procedimento sarà molto più lungo, ma non ne mettere nemmeno poche.
  3. Inforna le trebbie a 80°-100°C (dipende dalla potenza del proprio forno).
  4. Ogni tanto gira le trebbie per far in modo che si essicchino uniformemente e che non si attacchino.
  5. Le trebbie saranno pronte dopo circa 3 ore: ovviamente questo è un tempo indicativo perché dipende dalla potenza del forno, dalla quantità di trebbie nella teglia e da quante volte girerete le trebbie durante l'essiccazione.
  6. Aspetta che si raffreddino e trasferiscile in un barattolo di vetro con tappo in alluminio: dentro questo contenitore si conserveranno a lungo.


Non esiste una vera e propria data di scadenza per le trebbie essiccate, come per i grani o per la farina. Quando non saranno più buone sarà facile capirlo: ci saranno i classici insetti oppure avranno preso l'umido.


La farina di trebbie


Le trebbie essiccate possono essere utilizzate così come sono oppure si possono ridurre in farina. Per ottenere la farina basta semplicemente tritare le trebbie finemente in un mixer oppure con il Bimby. La farina di trebbie si può utilizzare in ambito alimentare per la preparazione di pani, focacce, pizza e dolci. Mettete la farina sempre in un barattolo di vetro, che ne aumenterà il periodo di conservazione.


Congelare le trebbie per conservarle


Le trebbie umide si possono anche congelare. Molti homebrewers su questo punto si dividono. C'è chi dice che si possono congelare senza problemi, altri sostengono che dopo averle congelate non sono più come prima. Come sempre, sta a voi fare una prova e decidere se ne vale la pena. Sicuramente, chi vuole utilizzare le trebbie come mangime per animali, può adottare senza problemi questa soluzione.
L'unico consiglio che posso dare su questo punto è quello di congelare le trebbie già pesate, pensando già a cosa vorrete farci in futuro. In questo modo vi basterà scongelare un singolo barattolo per avere già la dose che vi serve.


Utilizzare subito le trebbie di birra


Le trebbie umide possono essere utilizzate subito per realizzare deliziosi biscotti o torte. Abbiamo già iniziato una rubrica sulle Ricette con le Trebbie, partendo con la ricetta dei Trebbiotti Classici, che vi invito a provare. Quando si utilizzano le trebbie umide occorre utilizzarle in tempi brevi, perché in poco tempo inizieranno a fermentare: è consigliabile non utilizzare le trebbie in fermentazione.


Come riutilizzare quante più trebbie possibili?


È chiaro quindi che le tempistiche sono fondamentali per poter riutilizzare quante più trebbie possibili nel modo corretto. Seguite i nostri consigli per non sprecare nulla!


Come organizzare il lavoro


  1. Terminato lo sparging, mettete da parte le trebbie in un luogo chiuso, lontano appunto dai moscerini. Non copritele perché altrimenti ci metteranno più tempo a raffreddare.
  2. Appena possibile (mentre aspettate che il mosto arrivi alla temperatura della bollitura) mettete una prima parte di trebbie ad essiccare. Questo è un processo lungo perciò avrete tutto il tempo di terminare la vostra cotta e di ripulire tutta l'attrezzatura.
  3. Terminata la birrificazione e anche la prima essiccazione, trasferite le trebbie in un contenitore aperto lasciandole raffreddare. Nelle stesse teglie aggiungete nuove trebbie e ripetete l'essiccazione.
  4. Mentre ripetete per la seconda volta l'essiccazione, le trebbie si saranno ormai raffreddate e potranno essere utilizzate in altri modi. Congelate quindi una parte di trebbie già dosate e pronte all'uso in vari contenitori di vetro. Ovviamente non esagerate, sennò avrete il congelatore invaso solo da trebbie. Il resto delle trebbie mettetelo in frigo per rallentare la fermentazione.
  5. A questo punto utilizzate una parte di trebbie umide per fare i vostri biscotti alle trebbie. Se avete questa fortuna, mentre voi finite di birrificare la vostra compagna potrebbe portarsi avanti con questo punto. In questo modo si potrebbero preparare più impasti diversi e utilizzare un numero maggiore di trebbie.
  6. Continuate con l'essiccazione finché ne avrete voglia.
  7. Nella stessa giornata, o l'indomani presto, portate il resto degli ingredienti ad amici o parenti in possesso di animali o di una compostiera. Se non conoscete nessuno a cui dare le vostre trebbie, il giorno dopo potete effettuare un esame olfattivo: se non è ancora iniziata la fermentazione, potrete continuare ad essiccarle o ad utilizzarle in altre ricette in cucina. Se invece l'odore non vi ispira più, gettate nell'umido il resto delle trebbie, chiudete il sacchetto e mettetelo fuori casa per evitare di avere un invasione di moscerini in cucina.


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by Silvia - Birramia

5 modi creativi per riutilizzare le Trebbie di Birra

 L'argomento caldo di questo 2019 è sicuramente il riciclo e il riuso, perciò oggi vogliamo proporvi 5 modi per riutilizzare le trebbie di birra. Il nostro pianeta sta soffrendo, perciò dobbiamo impegnarci a produrre Zero Rifiuti, anche in un ambito apparentemente piccolo come la birrificazione.



Come riutilizzare le trebbie di birra - clicca per vedere il video


Chi fa birra All Grain sa bene di che cosa parlo, ma per tutti gli altri passo a spiegare che cosa sono le trebbie. Quando si fa la birra con tecnica All Grain, il primo passaggio è quello di riscaldare il malto con acqua calda, portandolo a determinate temperature, in questo modo tutti gli zuccheri del malto si solubilizzano nel mosto di birra. La birra però è un liquido, perciò dopo l'ammostamento il mosto di birra va filtrato: la parte solida che resta sono le trebbie, cioè i malti esausti.


Le trebbie sono solo uno scarto?


Dato che le trebbie sono uno scarto della birrificazione nella produzione del mosto, siamo spesso portati a credere che siano soltanto un rifiuto inutile. La realtà però è ben diversa, infatti le trebbie contengono molte sostanze nutritive importanti, come proteine e fibre. Queste sostanze sono in parte non solubili, perciò rimangono all'interno delle trebbie. Inoltre, durante l'ammostamento, l'acqua calda fa in modo che tutti gli zuccheri si disciolgano nel mosto, in questo modo le trebbie sono meno caloriche del semplice orzo. Perciò le trebbie non sono un semplice scarto, ma bensì un ingrediente molto versatile che può essere utilizzato come alimento e non solo.


Andiamo quindi a vedere tutti i modi in cui è possibile riutilizzare le trebbie.


5 modi per riutilizzare le trebbie di birra


1. Utilizzare le trebbie in cucina


Abbiamo detto che le trebbie sono ricche di proteine e soprattutto di fibre, perciò sono un ottimo alimento da integrare alla nostra dieta. Vi sorprenderà sapere che le trebbie si possono utilizzare in un'infinità di ricette, da quelle dolci a quelle salate! Con le trebbie si possono fare biscotti e dolci, pani e focacce, impanature varie e tanto altro. In alcune ricette, come per i biscotti, le trebbie possono essere utilizzate umide, ma possono anche essere essiccate o ridotte in farina. Presto faremo un articolo su “Come conservare le trebbie di birra” e presto apriremo anche una rubrica sulle ricette con le trebbie!


2. Utilizzare le trebbie per i prodotti di bellezza


Le trebbie si possono utilizzare anche per alcuni prodotti di bellezza. Potete utilizzare questo punto come scusa aggiuntiva da dire alle vostre compagne per convincerle a farvi fare la birra in casa!


Usare le trebbie per uno scrub corpo


Le trebbie infatti sono perfette per realizzare degli scrub fatti in casa del tutto naturali. Lo so, probabilmente la maggior parte di voi non sapranno nemmeno che cos'è uno scrub, ma provatelo a chiedere alle vostre compagne o a una qualsiasi ragazza e saprà darvi la risposta! In questo caso con le trebbie essiccate si ottengono degli scrub per il corpo veramente eccezionali!


Usare le trebbie per le saponette


Le trebbie essiccate possono inoltre essere utilizzate per delle fantastiche saponette fai da te. La sensazione ruvida che creano quando si passa la saponetta tra le mani è molto piacevole.


3. Utilizzare le trebbie nella produzione di formaggio


Eh sì, le trebbie essiccate possono essere utilizzate anche nella produzione del formaggio. Aspettate, non avete mai provato a fare il formaggio in casa?
Chi ama i formaggi conoscerà sicuramente quelli in crosta affinati con la paglia. Ebbene oltre alla paglia, il formaggio stagionato si può affinare anche con le trebbie essiccate. Quindi anche questo è un esperimento sicuramente da provare!


4. Utilizzare le trebbie come mangime per animali


Se avete una fattoria o avete amici o parenti che ne hanno una, questa è la soluzione perfetta per voi. Quando facciamo birra infatti, le trebbie di scarto sono tante, perciò la soluzione migliore è quella di utilizzarle come cibo per animali. Sono perfette da integrare nella dieta di animali da fattoria come mucche, maiali, pecore, galline o cavalli.


Come far mangiare le trebbie agli animali


Questi animali inizialmente saranno un po' restii a cambiare la propria dieta, perché le trebbie umide hanno un sapore particolare. Chi ha già utilizzato le trebbie come mangime per animali consiglia di introdurlo pian piano nella dieta della propria fattoria. Questo vuol dire che all'inizio è consigliabile mescolarle ad altro mangime, aumentando di settimana in settimana la percentuale di trebbie rispetto al resto. Quando gli animali si saranno abituati al nuovo sapore, potrete sostituire il normale mangime con le trebbie.
Devo darvi però un'avvertenza molto importante. Le trebbie umide dopo poco inizieranno a fermentare, perciò se non volete vedere i vostri animali un po' brilli, è importante utilizzarle in tempi brevi, a meno che non decidiate di essiccarle.


5. Utilizzare le trebbie per il compost


Abbiamo detto che le trebbie sono tante, perciò per riutilizzarle tutte l'altro modo più utilizzato è quello compostarle. Il compost è un tipo di terriccio prodotto dalla decomposizione e dall'umidificazione di materiale organico, ad opera di microorganismi. Si tratta quindi di un terriccio particolarmente fertile, perchè ricco di sostanze nutritive. Per fare il compost serve una compostiera. Sicuramente questo non è uno strumento che hanno tutti in casa, perciò in questo caso potete informarvi se qualcuno nelle vicinanze ne possiede una. Sicuramente le vostre trebbie saranno molto gradite!


Come usare le trebbie come fertilizzante


Le trebbie nel compost vanno trattate come materiale verde, perciò quando si vanno a compostare, vanno integrate con del secco (materiale marrone) in rapporto 2:1.
Se però avete un giardino e volete comunque provare a utilizzare le trebbie per fertilizzare le vostre piante, allora ecco un consiglio. Prendete un vaso bello capiente e riempitelo per 1/3 di terra, riempite un altro terzo con le trebbie e infine coprite il tutto nuovamente con la terra. Nel giro di 3 mesi avrete il vostro terriccio alle trebbie personale. Utilizzatelo per fertilizzare tutte le vostre piante!


Dove buttare le trebbie di birra?


Nel caso in cui non riusciate ad utilizzare tutte le vostre trebbie, allora vi toccherà buttarle. Se però volete aiutare il nostro bel pianeta Terra, ricordatevi di buttare sempre ogni cosa nel bidone giusto. Le trebbie, come abbiamo visto, sono un materiale compostabile e perciò vanno buttate nell'umido. Tutto ciò che gettate nel secchio dell'umido infatti verrà compostato per avere nuova vita sotto forma di terriccio. Quindi anche se non le riutilizzate voi personalmente, gettare le trebbie nel giusto contenitore della raccolta differenziata farà in modo che non vadano sprecate.






by Silvia - Birramia

Ricetta biscotti con le trebbie: Trebbiotti Classici

I Trebbiotti sono semplici biscotti di pasta frolla arricchiti con l'aggiunta delle trebbie di birra. Buoni, leggeri, croccanti e ricchi di fibre, i Trebbiotti Classici sono adatti per qualsiasi momento della giornata: a colazione, a merenda e come spuntino ad ogni ora. Le trebbie infatti non sono soltanto uno scarto della birrificazione, ma possono essere un ingrediente eccezionale per diverse ricette. Per approfondire questo argomento però vi rimando all'articolo “5 modi per riutilizzare le trebbie di birra”.



Ovviamente gli unici che possono fare in casa i biscotti con le trebbie sono coloro che fanno la birra con la tecnica All Grain. Non sapevi che fare la birra in casa è possibile? Allora guarda il nostro video, dove spieghiamo tutti i modi per fare la birra in casa! Se sei alle prime armi però ti consigliamo di iniziare con la tecnica più semplice di tutte, quella dei malti preparati,


Ricetta biscotti con le trebbie


In questa ricetta per biscotti con le trebbie vi proponiamo dei Trebbiotti Classici, cioè senza troppe aggiunte. Infatti il maggior fascino dei trebbiotti è che prenderanno un po' delle caratteristiche della birra fatta in casa: come il malto influenza il gusto della birra, le trebbie influenzeranno il sapore dei biscotti.
Questa ricetta ci è stata gentilmente offerta dagli amici di Castelnuovo's Crazy Beer. 


Ingredienti per 50/60 biscotti


  • 250 g di farina tipo 0
  • 100 g di zucchero
  • 100 g di burro a temperatura ambiente
  • 1 pizzico di sale
  • 100 g di trebbie di birra umide
  • 1 uovo intero a temperatura ambiente
  • ½ bustina di lievito vanigliato


Procedimento


  1. Preparare tutti gli ingredienti.
  2. In una ciotola aggiungere farina, zucchero, un pizzico di sale e il lievito.
  3. Mescolare tutti gli ingredienti solidi con una forchetta.
  4. Aggiungere le trebbie, l'uovo e il burro ammorbidito a tocchetti.
  5. Impastare tutti gli ingredienti con le mani finché l'impasto non sarà omogeneo e compatto.
  6. Lasciar riposare l'impasto in frigo per mezz'ora.
  7. Infarinare il piano di lavoro e posizionarvi sopra l'impasto, cospargendolo a sua volta con un po' di farina.
  8. Stendere l'impasto con il mattarello.
  9. Formare i biscotti con gli stampini tagliabiscotti della forma preferita.
  10. Disporre i biscotti sulla teglia.
  11. Infornare i boscotti a forno statico già caldo a 180° per 15 minuti (il tempo varia in base alla potenza del forno).
  12. Sfornare i biscotti e decorarli – a piacere - con zucchero a velo.


Conservazione dei biscotti con le trebbie


I Trebbiotti Classici vanno conservati in un contenitore chiuso, preferibilmente di vetro. In questo modo si conserveranno per più giorni.


by Silvia - Birramia

Durezza acqua di birrificazione: modifiche secondo lo stile

 Quando facciamo birra All Grain, l'argomento più complesso è sicuramente la modifica della durezza acqua di birrificazione in base allo stile di birra. La prima cosa però che c'è da sapere è che il pH del mosto e la durezza dell'acqua influiscono sul profilo organolettico della birra soltanto in due fasi della produzione della birra: durante l'ammostamento e lo sparging. Perciò questo articolo è dedicato unicamente a coloro che fanno birra con la tecnica All Grain. Chi fa birra con i malti preparati e il metodo E+G deve preoccuparsi unicamente di avere una acqua potabile e priva di calcare.



Cos'è il pH?


Il pH è una scala di misura che va da 0 a 14 e serve a capire se siamo in presenza di un'acqua basica (verso il 14) o di un'acqua acida (verso lo 0). Nell'acqua sono presenti più o meno sali minerali disciolti ed è proprio la tipologia di questi sali ad influenzare questi valori. L'acqua distillata è priva di sali minerali, perciò è un acqua neutra e il suo valore di pH è di 7. Per quanto riguarda la birra artigianale ad interessarci non è il valore di pH dell'acqua, ma quello del mosto. Durante l'ammostamento il valore del pH dovrebbe rimanere intorno a 5,1-5,8. Durante lo sparging non dovrebbe salire sopra i 5,7 per evitare difetti di astringenza nella birra finita.


Come si misura il ph dell'acqua?


La determinazione del pH è fondamentale per capire il modo in cui intervenire per modificare la durezza dell'acqua della birra. Per farlo è necessario un misuratore ph acqua. Si possono utilizzare le semplici ed economiche cartine tornasole indicatrici di pH usa e getta, oppure uno strumento più professionale chiamato Phmetro, spesso scritto erroneamente all'italiana "piaccametro per alimenti". Per questo strumento sono disponibili diversi modelli. In ogni caso sarà necessario effettuare una taratura del phmetro, .

Durezza acqua di birrificazione: cos'è?


La durezza dell'acqua invece è proprio la concentrazione dei sali minerali disciolti, espressi in gradi francesi (°f) o in parti per milione (ppm). Sono quei valori di magnesio, calcio, sodio etc. che si trovano su ogni etichetta di acqua minerale in bottiglia. Abbiamo parlato in modo approfondito dei vari sali minerali disciolti nell'articolo "L'acqua, l'ingrediente più sottovalutato dagli homebrewers". Un test durezza acqua si può fare con un'altro strumento professionale: il kit durezza dell'acqua. Nel kit è compreso un manuale d'uso.


Come modificare la durezza acqua di birrificazione


Durante l'ammostamento i malti discioglieranno sostanze nell'acqua, creando nuovi legami, facendo in modo che pH dell'acqua venga modificato. Si può intervenire sia nel caso di un ph troppo alto, sia nel caso contrario. Esistono dei prodotti che non vanno a modificare il sapore della birra, mentre altri prodotti apportano un contributo al profilo organolettico della birra finita. Perciò in base al prodotto utilizzato si potranno produrre birre differenti. Andiamo quindi a vederli tutti.


PH alto: come modificare la durezza dell'acqua per abbassarlo


Nel 95% dei casi il problema sarà quello di un pH alto, perciò si dovrà intervenire per abbassarlo. Ecco tutti i prodotti utili per tale scopo:


  • Acido citrico: ottimo per un rapido intervento di correzione del pH a seguito di una lettura con phmetro. Abbassa il pH senza apportare modifiche a sapore e corpo della birra. Si può utilizzare senza problemi sia in fase di ammostamento, sia durante lo sparging.
  • Acido lattico: anche questo prodotto permette di abbassare il pH durante ammostamento e sparging. L'acido lattico però è consigliato in piccole quantità, quindi con mosti in cui basta poco per portare il pH al giusto livello. Dosi elevate potrebbero influire sul sapore della birra con un gusto simile a quello dello yogurt. Questo tipo di aroma però può essere molto apprezzato in alcuni stili di birra come le Special Stout, le Milk IPA etc.
  • Solfato di calcio (Gypsum): si tratta di un sale di calcio dell'acido solforico. L'aggiunta di questo sale comporta appunto l'introduzione di calcio o solfato. Entrambi questi elementi abbassano il pH del mosto. Il calcio è ottimo durante l'ammostamento perché si lega con le molecole del mosto favorendo il lavoro degli enzimi. I legami che crea durante il mashing aiutano inoltre nelle fasi successive della birrificazione, per favorire la precipitazione dei residui durante il whirlpool e la fermentazione. Infine il calcio aumenta la sensazione al palato della birra, rendendola più vellutata. Il solfato invece, quando è in maggior concentrazione rispetto al cloruro, tende ad aumentare la percezione dell'amaro, esaltando la componente luppolata della birra. Per questo il solfato di calcio è ottimo a piccole dosi durante l'ammostamento per abbassare il pH e modificare l'acqua in birre ambrate o scure, dove l'amaro è predominante rispetto alla percezione della dolcezza. Aggiunto durante lo sparging abbasserà semplicemente il pH senza ulteriori modifiche al gusto della birra.
  • Cloruro di calcio: si tratta del sale di calcio dell'acido clorico. Come per il solfato di calcio, l'aggiunta di questo sale favorirà il lavoro degli enzimi, la precipitazione dei residui e il corpo della birra. Maggiori concentrazioni di cloruro rispetto ai solfati però tenderanno ad esaltare la parte dolce e maltata della birra. Il cloruro di calcio perciò è perfetto per tutti quegli stili di birra dolci o fruttati, come birre Belghe, birre di frumento, Helles etc. Come per il solfato di calcio, la sua aggiunta è significativa soltanto durante l'ammostamento. Durante lo sparging infatti abbasserà unicamente il pH senza apportare nessuna aggiunta al profilo organolettico della birra.
  • Solfato di magnesio: è il sale di magnesio dell'acido solforico. Il magnesio aiuta ad abbassare il pH, ma la sua efficacia è inferiore rispetto al calcio. È ottimo però nel caso in cui occorra abbassare di poco il pH. Unito al solfato tenderà ad accentuare in modo particolare l'amaro del luppolo. Eccessive quantità però potrebbero creare un difetto di astringenza. Perciò, se utilizzato con moderazione, è l'aggiunta perfetta per tutte le birre chiare e amare, come Pilsner, IPA, APA.


PH acido: come alzarlo per raggiungere il pH ottimale


I casi in cui è necessario alzare il pH del mosto sono estremamente rari. Questo perché tendenzialmente solo i malti scuri abbassano notevolmente il pH birra. Generalmente però i malti scuri vengono utilizzati in piccole percentuali rispetto a quelli chiari. Soltanto in rarissimi casi in cui una ricetta preveda l'impiego di grosse quantità di malti scuri, allora potrebbe essere necessario alzare leggermente il valore del pH. Per farlo si utilizzano i bicarbonati.


Il modo più facile e alla portata di tutti è quello di aggiungerli sotto forma di bicarbonato di sodio. Si tratta del sale di sodio dell'acido carbonico. Questo però vuol dire che oltre al bicarbonato verrà anche aggiunto il sodio. Questa aggiunta va gestita con molta moderazione perchè quantità troppo eccessive potrebbero rendere la birra "salata" creare il difetto gustativo astringente. Perciò il bicarbonato di sodio va utilizzato soltanto in piccolissime quantità.


Quanto prodotto aggiungere alla birra?


Qui arriva la parte più difficile e quella da veri esperti della birrificazione e della degustazione. Non esiste una regola standard per la modifica della durezza acqua di birrificazione. Ogni acqua è diversa e ogni malto utilizzato crea situazioni differenti. Perciò ci si può rivolgere a un esperto chimico, oppure più semplicemente si può procedere per tentativi. La durezza e il pH inoltre affinano semplicemente quello che è il sapore finale della birra. Perciò ci sono due requisiti da soddisfare:


  • sperimentazione: occorre produrre più volte la stessa ricetta, modificando di volta in volta le quantità aggiunte di sali minerali, fino ad arrivare ad un risultato che ci soddisfi;
  • degustazione: occorre essere abili nella degustazione della birra e capire di volta in volta le piccole sfaccettature diverse nel bicchiere.


Con l'esperienza diventerete sempre più bravi e potrete fregiarvi veramente del titolo di mastri birrai.



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